Badlands resta una delle prove di ultradistanza più severe del panorama europeo, ma l’edizione 2026 ha messo in luce un cambiamento significativo nel modo di lottare per la vittoria. Piotr Havik e Tiago Ferreira, due atleti abituati a competere ai massimi livelli nel gravel e nella mountain bike, hanno occupato le prime due posizioni imponendo un ritmo che ha relegato in secondo piano gli specialisti tradizionali della disciplina.
Havik completa il percorso in 36 ore e 15 minuti
Piotr Havik è arrivato a Granada lunedì 31 agosto alle 20:15, dopo aver completato Badlands in un tempo complessivo di 36 ore e 15 minuti. Il corridore olandese ha coperto gli 809,14 chilometri registrati dal sistema di tracciamento con una media totale di 22,31 km/h, comprensiva di tutte le soste. L’organizzazione aveva annunciato per questa edizione un percorso ufficiale di 817 chilometri e 14.420 metri di dislivello positivo.
Secondo i dati diffusi dal tracking in diretta, Havik è rimasto in movimento per 31 ore e 39 minuti, accumulando soltanto 4 ore e 36 minuti di pause. Questa gestione del tempo racconta buona parte della sua prestazione, in una competizione priva di assistenza dove ogni sosta per acquistare cibo, rifornire acqua, riposare o risolvere un guasto meccanico rientra a pieno titolo nel tempo di gara.
L’olandese occupava già la seconda posizione al primo punto di controllo e si è portato al comando prima del terzo. Da quel momento non ha più perso la leadership, ampliando progressivamente il margine su Ferreira nella seconda metà della prova fino a disporre di un vantaggio molto consistente prima del tratto conclusivo verso Granada.
Ferreira secondo ad oltre due ore
Tiago Ferreira ha tagliato il traguardo alle 22:19, con un tempo complessivo di 38 ore e 19 minuti. Il portoghese ha chiuso a 2 ore e 4 minuti da Havik, dopo aver percorso l’intero tracciato a una media di 21,12 km/h.
Il piazzamento di Ferreira rafforza il cambiamento in atto.
Il portoghese non proviene dal bikepacking né dalle competizioni tradizionali di ultradistanza, bensì è uno dei corridori di cross country marathon più rilevanti degli ultimi decenni: campione del mondo XCM nel 2016, campione europeo e vincitore di alcune tra le principali prove a tappe di mountain bike.
Ferreira vanta inoltre esperienza in sforzi estremamente prolungati. Nel 2020 aveva completato una sfida di 24 ore accumulando 17.753 metri di dislivello positivo, un precedente che già testimoniava la sua capacità di mantenere un rendimento elevato per un’intera giornata. Il suo adattamento a Badlands non rappresenta dunque una sorpresa, ma conferma fino a che punto possa spingersi un atleta del suo profilo quando trasferisce la propria preparazione a una gara di ultradistanza.
Badlands entra in una nuova fase competitiva
Badlands è nata e si è affermata come un’avventura di autosufficienza, nella quale l’esperienza, la gestione del sonno, la capacità di improvvisazione e la conoscenza del materiale potevano compensare differenze significative di rendimento fisico. Queste qualità restano imprescindibili, ma l’arrivo di corridori come Havik e Ferreira sta modificando l’equilibrio tra i fattori che determinano la vittoria.
Havik era stato secondo nella generale delle Gravel Earth Series 2025 e nel 2026 ha chiuso al nono posto la Unbound Gravel 200. Gareggia abitualmente nei principali appuntamenti internazionali del gravel, sia nelle prove del calendario UCI Gravel World Series sia in corse di riferimento come The Traka. Ferreira, dal canto suo, porta in dote il motore e l’esperienza competitiva di un’intera carriera dedicata al cross country marathon professionistico.
Non si tratta di specialisti puri dell’ultradistanza, ma nemmeno di atleti impreparati ad affrontare sforzi di questo tipo. La differenza sostanziale sta nel punto di partenza, che per loro è il rendimento agonistico puro: sono abituati a pedalare a intensità molto elevate, a curare l’aerodinamica, a studiare la nutrizione e ad affinare ogni dettaglio del materiale. Quando questa capacità si combina con una strategia corretta nella gestione delle soste e con un buon governo dello sforzo per oltre un giorno di gara, il ritmo che ne risulta lascia margini ridotti ai corridori di ultradistanza più tradizionali.
La vittoria di Havik non cancella la componente avventurosa di Badlands. Il caldo, i tratti privi di servizi, la navigazione, i guasti meccanici, l’alimentazione e la fatica continuano ad avere un peso determinante sull’esito della gara.
Tuttavia il risultato del 2026 dimostra che, quando i favoriti superano questi ostacoli senza problemi gravi, la potenza e la velocità sostenuta acquisiscono un’importanza sempre maggiore.
Anche il confronto con i tempi delle edizioni precedenti restituisce la dimensione di questa evoluzione. Nel 2025 Rick Steffen aveva vinto la prova in 38 ore e 15 minuti, esattamente due ore in più rispetto al tempo impiegato da Havik in questa edizione, sebbene le variazioni di percorso e di condizioni meteorologiche impediscano un confronto diretto tra i due riscontri cronometrici.
La Colnago G4-X con cui gareggia nel gravel
Anche la scelta del materiale riflette l’approccio competitivo di Havik a Badlands. L’olandese ha affrontato la prova con la sua Colnago G4-X, la stessa bicicletta gravel che utilizza abitualmente nelle corse del calendario UCI Gravel World Series e in appuntamenti come The Traka. Invece di ricorrere a un mezzo specifico per l’ultradistanza, ha adattato la propria bicicletta da gravelracing per affrontare oltre 800 chilometri in autosufficienza.
La modifica più evidente è stata l’installazione di prolunghe aerodinamiche, elemento chiave sia per ridurre la resistenza all’aria sia per disporre di una posizione alternativa durante le oltre 36 ore trascorse in gara. A questo si sono aggiunti borse, luci e sistemi di trasporto necessari per portare cibo, attrezzi, indumenti e il resto del materiale obbligatorio, mantenendo comunque una configurazione molto più vicina a una bicicletta da competizione che a un tradizionale mezzo da bikepacking.
Havik ha montato ruote OQUO con copertoni Continental Dubnital su entrambe le ruote. La Dubnital è un copertone pensato per il gravel veloce e rappresenta bene l’impostazione seguita dall’olandese: privilegiare velocità ed efficienza senza rinunciare alla protezione necessaria per completare un percorso così lungo e vario.
Il futuro dell’ultracycling
L'ultradistanza continua a esercitare un richiamo particolare perché riporta il ciclismo alla sua dimensione più essenziale: uomo, bicicletta e territorio, senza ammiraglie né assistenza a bordo strada. È una sfida che si misura tanto nelle gambe quanto nella testa, dove la gestione del sonno, delle soste e degli imprevisti pesa quanto la potenza espressa sui pedali. Proprio in questo equilibrio fragile tra performance e sopravvivenza risiede il motivo per cui gare come Badlands continuano ad affascinare pubblico e addetti ai lavori, anche mentre il loro volto competitivo cambia pelle.
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