Gel energetici: un rischio per la salute dei denti
Il rischio che ogni ciclista dovrebbe conoscere
Qualche tempo fa ci siamo già occupati del rapporto tra ciclismo e alimentazione, affrontando un tema scomodo ma urgente: il nostro sport, per quanto praticato all'aria aperta e ricco di benefici documentati per la salute, porta con sé un nemico che fatica a essere riconosciuto come tale.
Si tratta del cibo ultra-processato, sempre più presente nelle tasche dei ciclisti sotto forma di gel, barrette e bevande energetiche. Prodotti pensati per sostenere la performance, ma la cui composizione chimica merita una riflessione più attenta da parte di chi li assume con regolarità.
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Oggi però focalizziamo l’attenzione su un altro “nemico” della nostra salute.
Lo zucchero. Mangiare zuccheri in sella è una necessità fisiologica, non un vizio. Le linee guida nutrizionali più aggiornate indicano un fabbisogno di 30-60 grammi di carboidrati all’ora per uscite comprese tra uno e due ore e mezza, che sale a 60-90 grammi oltre quella soglia.
Rinunciare a questa integrazione significa esaurire le riserve di glicogeno muscolare ed epatico, aprendo la strada al temuto crollo energetico. Ma tutta quella concentrazione di zuccheri nella cavità orale, ingerita ripetutamente nel corso di ore, ha un prezzo che in pochi considerano seriamente: la salute dei denti.
A fare chiarezza è il Professor Ian Needleman, responsabile del Centre for Oral Health and Performance dell’University College London, uno dei centri di ricerca più autorevoli al mondo nel campo della salute orale applicata alla performance sportiva. La sua analisi è precisa e, per certi versi, preoccupante.
“Gli zuccheri sono la causa principale della carie,” spiega Needleman. “Il problema non è la quantità, ma la frequenza. Ogni volta che si assume zucchero, anche in piccola dose, i batteri presenti attorno ai denti producono acido per circa 20-30 minuti.” Quell’acido aggredisce lo smalto dentale, e nel tempo genera le cavità. Non è una questione di un gel occasionale, ma di esposizione prolungata e ripetuta: esattamente il modello alimentare di chi si allena con regolarità e percorre uscite lunghe.
Il ciclismo, per sua natura, amplifica questo rischio. La strategia di somministrazione graduale dei carboidrati nel corso della pedalata trasforma la bocca in un ambiente cronicamente acido. “Per tutta la durata dell’uscita,” sottolinea il professore, “l’equilibrio orale sarà spostato verso l’acidità.” E questo vale tanto per i gel quanto per le bevande energetiche, indipendentemente dalla fonte dello zucchero. “I batteri non distinguono tra zucchero raffinato e miele. Lo zucchero è zucchero, e il rischio rimane invariato.”
I sintomi iniziali della carie da sport tendono ad essere subdoli: sensibilità al caldo e al freddo, piccole macchie bianche, gialle o marroni sullo smalto, deterioramento delle otturazioni esistenti che iniziano ad allentarsi. Il dolore, nella maggior parte dei casi, arriva in una fase già avanzata. E le conseguenze, avverte Needleman, possono essere pesanti non solo dal punto di vista clinico ma anche economico e qualitativo. “Gli atleti si trovano a gestire un peso di cure odontoiatriche per tutta la vita. Le otturazioni hanno una durata limitata, e ogni sostituzione comporta un intervento più esteso. Arriva un momento in cui il dente non è più recuperabile.”
La ricerca del professor Needleman ha rilevato che gli atleti d’élite che fanno uso frequente di integratori energetici presentano, in media, una salute orale peggiore rispetto alla popolazione generale. Alcuni di loro, professionisti nel pieno della carriera, tra i venti e i trenta anni di età, si sono trovati ad affrontare estrazioni multiple o situazioni difficilmente reversibili. In alcuni casi documentati, il dolore da carie o le infezioni associate a trattamenti canalari hanno compromesso la capacità di gareggiare.
Come ridurre il rischio senza rinunciare alla nutrizione
Il primo passo, secondo Needleman, è il riconoscimento del rischio: accettare che la pratica del ciclismo, come qualsiasi sport di endurance, espone a una vulnerabilità specifica, esattamente come il sovraccarico articolare espone ai problemi da overuse. Da lì, si può costruire una strategia preventiva concreta.
Il dentista diventa una figura centrale in questo percorso, e Needleman invita a cambiarne la percezione: non un soggetto da temere o da evitare per ragioni economiche, ma un coach della salute orale. È fondamentale comunicare al proprio dentista la frequenza e la tipologia di integratori assunti durante gli allenamenti, per ottenere una valutazione del rischio carie personalizzata. Chi usa gel abitualmente dovrebbe puntare a due visite l’anno; per un utilizzo occasionale e in assenza di carie recenti, può essere sufficiente un controllo annuale o biennale.
Per chi rientra nella categoria ad alto rischio, il professore raccomanda l’uso di dentifrici ad alto contenuto di fluoro, disponibili solo su prescrizione medica o dal dentista, in grado di rinforzare lo smalto e contrastare l’azione demineralizzante degli acidi. La tecnica di spazzolamento conta quanto il prodotto usato: almeno due minuti, due volte al giorno, con una variante spesso trascurata ma determinante. “Sputate, ma non sciacquate. Il fluoro agisce come protezione di superficie sullo smalto: se lo lasciate in posa per qualche minuto o qualche ora, otterrete il massimo beneficio. Se risciacquate subito, lo eliminate.” In caso di rischio elevato, può essere utile integrare con un collutorio fluorato, che aumenta ulteriormente il contatto del minerale con lo smalto.
Durante l’uscita, la soluzione più praticabile, e anche la più accessibile, è quella delle due borracce. Una contenente la bevanda energetica o da utilizzare dopo il gel, l’altra con acqua pulita per sciacquare la bocca dopo ogni assunzione. Questo non neutralizza la reazione batterica, ma la diluisce significativamente, riducendo la concentrazione di acido che rimane a contatto con i denti.
Non esistono, al momento, prodotti energetici in commercio per i quali vi siano prove scientifiche di una mancata induzione della risposta batterica in bocca.
Il rischio, in altre parole, è strutturale. Ma è gestibile, a patto di affrontarlo con la stessa metodicità con cui si pianifica un piano di allenamento.



