Temperature torride, ascese infinite, logistica ridotta all’osso e l’incontro ravvicinato con la natura più selvaggia: il video-racconto di Josh Reid ci porta dentro una delle avventure ultra-cycling più dure d’Europa.
Se pensate che il gravel sia solo una pedalata domenicale su strade bianche e colline ordinate, la Trans Balkan Race vi farà cambiare decisamente idea. L’ultimo documentario pubblicato dal bikepacker e youtuber britannico Josh Reid mette a nudo la realtà più cruda, faticosa e incredibilmente affascinante del ciclismo ultra-distance: 1.400 chilometri e decine di migliaia di metri di dislivello attraverso cinque paesi (Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina, e Montenegro), con arrivo sulle sponde del Mar Adriatico, a Risan.
Il video (disponibile sul canale ufficiale di Josh Reid) non è il classico montaggio patinato di momenti felici. Al contrario, mostra il “dietro le quinte” di una sfida che gli stessi atleti definiscono come il 98% di pura sofferenza e il 2% di divertimento.
La Partenza da Trieste e la “Strategia del Freddo”
Il viaggio inizia nel nord-est d’Italia, a Trieste, dove Josh si presenta alla linea di partenza in coppia con l’amico Liam. L’atmosfera è carica di tensione ed eccitazione. Gli organizzatori e i veterani mettono subito in guardia i partecipanti su due grandi incognite della rotta: i cani da pastore dei Balcani (per i quali il consiglio d’oro è “scendi dalla bici, usala come scudo e cammina lentamente”) e l’isolamento selvaggio.
Tuttavia, è una scelta logistica a segnare la prima parte della gara. Convinti da Liam, i due partono senza attrezzatura da bivacco o sacco a pelo, intenzionati a viaggiare leggeri e a collegare le tappe sfruttando i pochi hotel o strutture lungo il percorso. Una scommessa rischiosa che si scontrerà presto con la dura realtà del terreno balcanico.
Il Calore Schiacciante e i Primi Ritiri
Fin dai primi chilometri in Slovenia e Croazia, il vero nemico diventa il caldo. Con temperature record, le salite rocciose e prive di ombra si trasformano in una fornace. Josh racconta di aver “sudato via metà delle riserve idriche dei Balcani”, mentre i problemi di stomaco e la disidratazione iniziano a mietere le prime vittime.
Al terzo giorno, la durezza dell’evento spinge Liam al ritiro. Nonostante un inizio solido, la fatica mentale e fisica di essere “solo un altro ingranaggio nella macchina del gruppo” lo porta a gettare la spugna. Josh si ritrova improvvisamente da solo, privo di materiale per dormire all’aperto proprio mentre il meteo decide di cambiare, passando dal caldo torrido a temporali violenti.
Due “Vedovi” e la Solidarietà dei Balcani
In Bosnia ed Erzegovina, la sfortuna si trasforma in un’opportunità di totale spirito gravel. Josh unisce le forze con Johanna, un’altra atleta rimasta “vedova” del proprio compagno di coppia. Essendo ormai fuori dalla classifica ufficiale per via dei cambi di formazione e dei ritardi, i due decidono di continuare insieme con un unico obiettivo: godersi il viaggio, aiutarsi a vicenda e arrivare vivi alla fine.
Da quel momento, il video diventa un inno alla resilienza e all’adattamento. Senza sacco a pelo, Josh sperimenta notti improvvisate su verande di case private per sfuggire alla pioggia scrosciante, o all’interno di un fienile insieme a Johanna, affrontando il freddo notturno protetto solo da una coperta termica d’emergenza.
La sopravvivenza passa anche dalle stravaganze dei resupply: strani energy drink bosniaci che regalano picchi di adrenalina improvvisi, scatolette di paté di pesce dall’odore discutibile consumate sul ciglio della strada, e l’ormai leggendaria generosità della popolazione locale, capace di offrire cibo e riparo quando tutto sembra perduto.
Il Montenegro e l’Inferno del Penultimo GPX
L’ingresso nel quinto paese, il Montenegro, regala i paesaggi più spettacolari dell’intera Trans Balkan, con l’attraversamento del maestoso Parco Nazionale del Durmitor, tra vette innevate in lontananza e altipiani rocciosi desolati.
Ma la bellezza si paga a caro prezzo. Il penultimo tracciato GPX si rivela un vero e proprio inferno di hike-a-bike: pendenze talmente severe da rendere impossibile persino spingere la bici a piedi, ore passate in un deserto di pietra sotto il sole cocente, e un incontro decisamente ravvicinato e spaventoso con un gruppo di cavalli liberi che sbarrano la strada e caricano l’aria di tensione. A questo si aggiungono i pericoli del traffico stradale montenegrino, dove i sorpassi millimetrici degli automobilisti mettono a dura prova i nervi degli atleti ormai esausti.
Il Traguardo al Mare: Esausti ma Liberi
Dopo 9 giorni di pedalate interrotte solo da brevi sonni, scarpe distrutte (camminate ormai solo sulle tacchette), cambi di copertoni riparati alla bell’e meglio con pezze e camere d’aria in TPU, Josh e Johanna raggiungono finalmente l’ultima lunghissima discesa verso il mare.
Le immagini dell’arrivo a Risan mostrano il volto più autentico dell’ultra-cycling: occhi cerchiati di fatica, corpi svuotati di ogni energia, ma una felicità incontenibile stampata in faccia. Davanti a una birra ghiacciata in riva al mare, Josh confessa il suo sfinimento dopo aver corso ben cinque ultra-maratone nello stesso anno: “Sono esausto, non voglio vedere una bicicletta per le prossime settimane... ma ce l’abbiamo fatta”.
Perché Guardarlo (e Perché Rispettare i Balcani)
Il documentario di Josh Reid non è solo la cronaca di una corsa; è una guida pratica alla gestione della crisi. Ci ricorda che nel mondo del gravel estremo, l’attrezzatura conta, ma la capacità di adattamento, la scelta dei compagni di viaggio e la forza mentale contano infinitamente di più. Un’ispirazione per chiunque sogni di spingere i propri limiti un po’ più in là, verso est.
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