Il bikepacking non è più la nicchia di pochi appassionati con il sacco a pelo legato al manubrio e una traccia GPX scaricata da un forum. Se ne accorge chiunque guardi il calendario degli eventi autosupportati, e adesso se ne sono accorti anche i grandi gruppi dell’industria. Thule, il colosso svedese dei sistemi di trasporto, ha acquisito Aeroe, azienda neozelandese specializzata in portapacchi, borse e accessori per il viaggio in bicicletta. I termini economici non sono stati comunicati. I prodotti Aeroe confluiranno sotto il marchio Thule entro il secondo trimestre del 2027.
È il secondo passaggio di proprietà importante nel settore in poco più di un mese. A fine settembre MVC Group, la holding bellunese che controlla Castelli e Sportful, aveva rilevato la britannica Tailfin. Due operazioni ravvicinate non bastano a fare una tendenza, ma indicano con una certa chiarezza dove l’industria stia guardando.
Da Dunedin al catalogo svedese
Aeroe è nata circa dodici anni fa a Dunedin, in Nuova Zelanda, per iniziativa dei fratelli Mike e Paddy Maguire. Il prodotto che l’ha resa nota, e che resta il cuore del sistema, è lo Spider Rear Rack. Si tratta di un portapacchi posteriore che si fissa ai foderi verticali del carro con cinghie serrate da un bullone, senza bisogno di occhielli o attacchi filettati sul telaio. Proprio questa soluzione gli ha garantito un seguito tra i mountain biker, perché funziona sulle biammortizzate, sui telai in carbonio dalle sezioni irregolari e sulle e-bike, dove i portapacchi tradizionali non trovano punti di fissaggio.


Il costruttore dichiara 641 grammi per il solo telaio, che salgono a circa 980 grammi con una culla di carico e le relative cinghie. Le culle possono essere fino a tre, sui lati o sulla parte superiore, e ognuna accoglie una sacca stagna, una tenda arrotolata o un materassino, per una portata complessiva indicata in 16 chilogrammi. Il portapacchi è in alluminio 6061 T6 anodizzato, acciaio inox e nylon rinforzato con fibra di vetro, con cinghie rivestite in silicone. Per il montaggio basta una brugola da 5 millimetri. La gamma comprende anche una culla anteriore per il manubrio, di circa 455 grammi con 5 chilogrammi di portata, borse laterali dedicate e sacche stagne da 8 e 12 litri. In Europa il kit base con una culla costa intorno ai 160 euro.
Il tassello che mancava a Thule
Nel mondo della bicicletta Thule è conosciuta soprattutto per i portabici da auto, il prodotto su cui il gruppo ha costruito la propria reputazione. Le borse da bici sono arrivate più tardi e finora erano pensate per il cicloturismo classico e per la città. Il riferimento è il Tour Rack, un portapacchi brevettato che si adatta a geometrie diverse e si monta sia sul carro sia sulla forcella. Porta 11 chilogrammi al posteriore e 10 all’anteriore, accetta ruote fino a 29 x 2,5 pollici e si abbina alle borse impermeabili Shield da 13, 22 e 25 litri.
Mancava un prodotto pensato per lo sterrato e per le bici ammortizzate, ed è proprio quello che Aeroe porta in dote. Baptiste Chaussignand, direttore del category management per i prodotti bici di Thule, ha definito il sistema neozelandese un’estensione naturale del portafoglio di borse del gruppo, in grado di aprire nuove possibilità per la mountain bike e per il gravel. Ha insistito in particolare su due punti: la facilità di montaggio su quasi ogni telaio e la stabilità sui fondi sconnessi. Thule ha precisato che la nuova linea verrà integrata nella famiglia Tour Rack già a catalogo.
Una crescita costruita per acquisizioni
L’operazione rientra in una strategia che Thule segue da anni. Nel 2018 il gruppo ha comprato Tepui, marchio statunitense delle tende da tetto. Nel 2024 è arrivata l’australiana Quad Lock, specialista dei supporti per smartphone, pagata 327 milioni di dollari. A maggio di quest’anno è stata la volta della svizzera curli, che produce pettorine per cani: il prezzo iniziale è stato di 10,1 milioni di franchi svizzeri, circa sette volte il risultato operativo 2025, più una parte variabile fino a 6,8 milioni legata ai risultati futuri. Le aziende scelte hanno quasi sempre lo stesso profilo: dimensioni contenute, una posizione forte in una nicchia precisa e prodotti che la rete distributiva svedese, presente in 138 mercati, può moltiplicare. Per curli, come ora per Aeroe, è previsto anche il passaggio sotto il marchio Thule.
I conti spiegano perché trovare nuove categorie sia una priorità. Nel terzo trimestre 2026 Thule ha fatturato 2.603 milioni di corone svedesi, il 3 per cento in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita organica dell’1,2 per cento. L’Europa ha tenuto, con un più 3,9 per cento su base organica, mentre il Nord America ha perso lo 0,8 e il resto del mondo il 12,4. La redditività invece è migliorata, con un margine operativo salito al 20 per cento, aiutato anche da 52 milioni di corone di rimborsi sui dazi. L’amministratore delegato Mattias Ankarberg ha ammesso che il mercato resta difficile e che a breve non si attendono miglioramenti significativi.
A Malmö, poi, ricordano bene il 2022. Nel terzo trimestre di quell’anno i negozi di bici di mezzo mondo si ritrovarono con i magazzini pieni dopo il boom della pandemia, e i prodotti legati alla bicicletta scesero al 28 per cento delle vendite del gruppo in Europa e nel resto del mondo, contro il 51 per cento dell’anno prima. Diversificare all’interno del ciclismo, puntando su segmenti con una domanda più stabile come il viaggio in bici, serve anche a dipendere meno dall’andamento dei portabici.
Perché il bikepacking fa gola
Per un’azienda il bikepacking è un segmento interessante per più motivi. Chi parte per un viaggio di più giorni spende in attrezzatura specifica, tende a fidarsi dei marchi con cui si è trovato bene e attraversa le categorie: bici, borse, abbigliamento, campeggio. Inoltre il fenomeno è trainato da percorsi ed eventi che si ripetono ogni anno, non da una moda passeggera. In Italia lo dimostrano appuntamenti come il Tuscany Trail o l’Italy Divide, ma anche la rete crescente di tracce regionali percorse in autonomia per tutto l’anno.
Le società di ricerca di mercato pubblicano stime non sempre coerenti tra loro. In genere collocano il valore globale dell’attrezzatura da bikepacking intorno a 1,2 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita annua tra il 7 e il 10 per cento per il prossimo decennio. Sono numeri da prendere con prudenza, ma trovano conferma nei bilanci delle aziende del settore. Tailfin, fondata a Bristol nel 2017, ha chiuso il 2025 con ricavi vicini ai 10 milioni di euro, realizzati per oltre la metà tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania. MVC Group, con sede a Fonzaso, circa 500 dipendenti e oltre 110 milioni di euro di fatturato nel 2025, vede in Tailfin un passo avanti verso l’obiettivo dei 150 milioni fissato per il 2028 nel suo piano industriale.
Le due operazioni hanno però un’impostazione diversa. MVC ha detto di voler preservare identità e autonomia di Tailfin e di affiancarla ai propri marchi di abbigliamento. Thule invece assorbirà i prodotti Aeroe sotto il proprio nome. Non è un dettaglio. Quando è stata annunciata la vendita di Tailfin, tra gli appassionati si è aperta una discussione sul futuro di un marchio nato all’interno della comunità. È probabile che domande simili riguardino ora Aeroe, il cui nome sembra destinato a scomparire dai negozi.
Che cosa cambia per chi pedala
Nel breve periodo, poco o nulla: i prodotti Aeroe restano in vendita e il passaggio al marchio Thule è previsto entro la primavera del 2027. Il beneficio più concreto riguarderà con ogni probabilità la distribuzione. Oggi in Italia Aeroe si compra quasi solo online o da pochi rivenditori specializzati, mentre Thule è presente in migliaia di negozi. Restano da capire due aspetti: se il prezzo, finora competitivo rispetto ai sistemi concorrenti, resterà lo stesso, e se il gruppo svedese manterrà la filosofia essenziale che ha fatto apprezzare lo Spider.
Il segnale più importante, comunque, va oltre la singola operazione. Quando un gruppo da oltre 10 miliardi di corone di fatturato annuo decide di presidiare il bikepacking con un prodotto nato nel retrobottega di due fratelli neozelandesi, il settore è maturato. Lo spirito di chi parte con poco e dorme dove capita appartiene però ai ciclisti, ed è difficile che possa essere acquistato insieme a un portapacchi.
Ci vediamo sugli sterrati.
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