The Opening Weekend
Il ruggito di Van der Poel e la sorpresa Brennan
Il fumo dei fumogeni sul Kapelmuur e l’odore del fango misto a birra lungo le strade fiamminghe hanno ufficialmente dato il via alla stagione delle pietre. Il weekend di apertura del 2026 non ha tradito le attese, regalando due capitoli diametralmente opposti: il dominio brutale di un fuoriclasse e l’ascesa prepotente di un giovane talento, con l’Italia grande protagonista pur senza il guizzo della vittoria.
Omloop Het Nieuwsblad: l’assolo celestiale di Mathieu van der Poel
L’esordio stagionale su strada di Mathieu van der Poel era il momento più atteso dall’intero ecosistema ciclistico. Il Campione del Mondo ha scelto Ninove per inviare un messaggio chiarissimo alla concorrenza. La gara è stata caratterizzata da un nervosismo estremo, con raffiche di vento e carreggiate bagnate che hanno provocato numerose cadute, tra cui quella che ha coinvolto Magnus Sheffield.
Il momento di svolta, quasi cinematografico, è avvenuto sul Molenberg. Durante una sbandata collettiva in testa al gruppo, Van der Poel ha dato prova di riflessi fuori dal comune: per evitare un corridore della Tudor caduto davanti a lui, l’olandese ha dovuto quasi “saltare” l’ostacolo, sfiorando il casco del rivale con il pedale ma restando miracolosamente in equilibrio grazie alle sue doti da crossista. Scampato il pericolo, VDP ha acceso il motore.
L’attacco decisivo è arrivato sulle rampe del Muur van Geraardsbergen. Mentre Florian Vermeersch tentava di resistere, Van der Poel ha impresso un ritmo insostenibile per chiunque, involandosi in solitaria tra i due ali di folla. Gli ultimi 16 chilometri sono stati una passerella trionfale verso il traguardo di Ninove. Alle sue spalle, il vuoto: Tim van Dijke ha regolato Vermeersch per la seconda piazza, mentre un ottimo Matteo Trentin ha chiuso nella top 15, confermando una condizione solida.
Kuurne-Brussel-Kuurne: il sigillo di Brennan e il doppio podio Tudor
Se la Omloop è stata il teatro del “Re”, la Kuurne-Brussel-Kuurne ha celebrato la linea verde. Con Van der Poel assente per recuperare dalle fatiche del debutto, la corsa si è trasformata in una battaglia tattica di logoramento. Nonostante il percorso solitamente favorevole ai velocisti, le asperità del Mont Saint-Laurent e del Kluisberg hanno scremato pesantemente il gruppo, mettendo fuori gioco specialisti come Jonathan Milan, apparso meno brillante rispetto alle ultime uscite.
La gara è stata segnata da una brutta caduta che ha costretto al ritiro Tim Wellens, ma nel finale è salito in cattedra il collettivo della Visma-Lease a Bike. Nonostante l’assenza dei grandi capitani, la formazione olandese ha pilotato magistralmente il giovane britannico Matthew Brennan. Il “prodigio” di casa Visma ha lanciato una volata di potenza pura ai 100 metri finali, respingendo il ritorno degli avversari con una facilità disarmante.
L’Italia ha accarezzato il sogno del colpaccio grazie alla prova corale della Tudor Pro Cycling Team. Luca Mozzato e Matteo Trentin hanno interpretato uno sprint magistrale, chiudendo rispettivamente al secondo e terzo posto. Un risultato di altissimo profilo per il team svizzero, che piazza due uomini sul podio in una classica ProSeries, confermando come Mozzato sia ormai una realtà consolidata nelle gare del Nord e Trentin il capitano inesauribile di questo inizio 2026.



