The Cycle
Il documentario che racconta cinque storie diverse di una stessa passione
Il progetto, ora disponibile su discovery+, porta sullo schermo i percorsi umani e sportivi di Thibau Nys, Emma Norsgaard, Evie Richards, Emil Johansson e Lachie Stevens-McNab, cinque atleti del mondo Trek uniti da un filo comune: la determinazione.
Il ciclismo professionistico è fatto di traiettorie raramente lineari. C’è chi cresce immerso nella cultura della bici fin dall’infanzia, chi si fa largo attraverso infortuni devastanti, chi porta il peso di un cognome celebre e chi costruisce tutto da zero con risorse limitate. “The Cycle” racconta proprio questo: cinque storie diverse che convergono sullo stesso punto d’arrivo, il vertice dello sport mondiale. Il documentario, prodotto nell’ambito dell’ecosistema sportivo Trek, è disponibile in esclusiva europea sulle piattaforme HBO Max e discovery+, e rappresenta uno dei progetti audiovisivi più ambiziosi mai realizzati attorno al brand americano.
La scelta di mettere insieme atleti di discipline tanto distanti — strada, ciclocross, cross-country olimpico, slopestyle e downhill — non è casuale. Il film vuole dimostrare che non esiste un unico modello di campione, ma che il talento può manifestarsi attraverso percorsi radicalmente diversi. Quello che accomuna i cinque protagonisti non è la disciplina né l’origine geografica, ma la capacità di trasformare la pressione in risultati.
Thibau Nys: il peso e il privilegio di un cognome
Nato a Bonheiden il 12 novembre 2002, Thibau Nys è figlio del grande Sven uno dei ciclocrossisti più forti nella storia del Belgio. Crescere con quel cognome significa portare su ogni pista e su ogni salita il peso di un confronto inevitabile. Ma Thibau ha risposto con i fatti, costruendo un palmarès che già a 22 anni è di assoluto rispetto.
In ciclocross, nel 2020 aveva conquistato il titolo nazionale belga tra i juniores, aggiungendo poi il titolo europeo under-23 nel 2021 e il Mondiale under-23 a Hoogerheide nel 2023. Il salto nella categoria élite è stato immediato e convincente: nel 2024 ha vinto il titolo europeo élite a Pontevedra e il campionato nazionale belga, aggiungendo nel 2026 anche il titolo nazionale a Beringen.
Su strada, con la Lidl-Trek, il belga ha dimostrato di poter esprimere lo stesso talento su asfalto. Ha all’attivo vittorie come la classifica generale al Tour de Hongrie 2024, tre tappe al Tour de Pologne, la Grosser Preis des Kantons Aargau 2023 e tappe al Tour de Suisse e al Tour de Romandie.Nel 2025 ha aperto la stagione vincendo il Gran Premio Miguel Indurain, prima di chiudersi con un quinto posto alla Liegi-Bastogne-Liegi.
In ciclocross, nell’inverno 2024-2025, oltre ai due titoli continentale e nazionale, ha conquistato il podio ai Mondiali di Liévin, dove alle sue spalle si sono classificati due leggende dello sport come Mathieu van der Poel e Wout van Aert. Un risultato che certifica la sua appartenenza alla generazione che prenderà in mano il ciclismo nei prossimi anni.
Emma Norsgaard: da sprinter pura a specialista delle classiche
Emma Cecilie Norsgaard Bjerg è nata il 26 luglio 1999 ed è una ciclista danese che attualmente corre per la UCI Women’s WorldTeam Lidl-Trek. La sua storia è quella di un’atleta che ha saputo ridefinirsi senza perdere la propria identità sportiva.
Ha fatto il suo ingresso nell’élite del ciclismo nel 2016, quando a soli sedici anni ha conquistato il titolo nazionale danese élite su strada. Da quel momento, la sua carriera ha preso forma attraverso una lunga serie di vittorie e di adattamenti. Inizialmente classificata come velocista, Norsgaard ha saputo evolvere il proprio profilo atletico fino a diventare una rider polivalente, capace di vincere in scenari completamente differenti tra loro.
Le sue vittorie più significative includono la sesta tappa del Giro Rosa 2021 e la sesta tappa del Tour de France Femmes 2023. Quest’ultima è rimasta particolarmente impressa: una fuga da lontano, un margine di un solo secondo sul gruppo al traguardo di Blagnac, e la consapevolezza di aver cambiato pelle. Norsgaard ha vinto anche la classifica generale del Ceratizit Festival Elsy Jacobs e la Le Samyn des Dames.
Dopo quattro stagioni con il Movistar Team, la danese ha firmato un contratto triennale con la Lidl-Trek fino al 2027 ProCyclingUK, con l’obiettivo dichiarato di affermarsi nelle classiche del pavé. Il suo sogno — conquistare il Giro delle Fiandre — è l’orizzonte verso cui lavora ogni giorno.
Evie Richards: due arcobaleni e la forza di tornare
Evie Richards è nata l’11 marzo 1997 a Malvern, nel Worcestershire inglese, e si è specializzata nel mountain bike cross-country e nel ciclocross. La sua è una carriera costruita su picchi eccezionali e ricadute altrettanto pesanti, affrontate ogni volta con la stessa determinazione.
Ha vinto il titolo mondiale under-23 di ciclocross nel 2016 e nel 2018, prima di concentrarsi definitivamente sul cross-country olimpico. Il momento più alto della sua carriera è arrivato nel 2021: a Val di Sole ha conquistato il titolo mondiale élite XCO in una prestazione definita da molti come magistrale, rimontando la campionessa in carica Pauline Ferrand-Prévot in maniera impressionante. Nel 2022 ha aggiunto un oro ai Giochi del Commonwealth in mountain bike cross-country.
Nel 2024, ad Andorra, ha conquistato il secondo titolo iridato in carriera, questa volta nello short track, battendo allo sprint proprio Ferrand-Prévot nell’ultimo metro del rettilineo finale. Un’impresa resa ancora più significativa dal contesto: nel corso della stagione aveva dovuto fare i conti con una commozione cerebrale che l’aveva tenuta lontana dalle gare, ed era arrivata ai Giochi Olimpici di Parigi dove aveva chiuso quinta.
Nel 2025 ha vinto la classifica generale della Coppa del Mondo di short track, consolidando la sua reputazione come una delle migliori in assoluto nella disciplina. Con sette vittorie in Coppa del Mondo di short track in carriera — il record assoluto tra le donne élite — Richards è oggi uno dei riferimenti globali del cross-country olimpico.
Emil Johansson: il re dello slopestyle e la lezione del rischio
Emil Johansson è nato il 20 giugno 1999 a Trollhättan, in Svezia, e si è affermato come uno dei rider più dominanti nella storia dello slopestyle su mountain bike. La sua disciplina principale è lo slopestyle — discipline in cui i rider eseguono trick tecnici su percorsi con kicker, salti e funbox — ma il documentario lo inquadra più in generale nell’universo del freeride, a cui ha iniziato ad avvicinarsi con la Red Bull Rampage.
Ha vinto la classifica generale del Crankworx Slopestyle World Tour già nella sua stagione di debutto nel 2017, prima di compiere vent’anni. Poi è arrivata una battuta d’arresto importante: nel 2018 è stato diagnosticato con la malattia di Hashimoto, una patologia autoimmune che lo ha costretto a fermarsi per gran parte della stagione. Il ritorno in gara è stato il soggetto di un documentario Red Bull intitolato “EMIL – Every Mystery I’ve Lived”.
Da quel momento la sua carriera è diventata un percorso di dominio assoluto. Nel 2021, a Rotorua in Nuova Zelanda, ha vinto l’evento, il titolo mondiale Crankworx FMBA Slopestyle e la Triple Crown of Slopestyle — un tris che nessun rider aveva mai centrato in una sola stagione prima di lui. Nel 2023 ha battuto il record di Brandon Semenuk diventando l’atleta con più vittorie in gare Crankworx Slopestyle di sempre, superando quota dodici ori.
Nel 2025, la sua partecipazione alla Red Bull Rampage in Utah — il terzo tentativo nella manifestazione più estrema del freeride mondiale — si è conclusa con una caduta che gli ha procurato una lussazione importante all’anca destra, richiedendo un intervento chirurgico. Il rider svedese era rimasto cosciente, ma le immagini dell’incidente hanno ricordato a tutto il mondo quanto sia sottile il confine tra la gloria e il pericolo in questo sport.
Lachie Stevens-McNab: la fame di chi non ha nulla da perdere
Lachie Stevens-McNab è un rider neozelandese di downhill che ha costruito la propria carriera con una costanza e una dedizione che riflettono i valori con cui è stato cresciuto. La sua non è una storia di privilegi, ma di sacrificio e lavoro quotidiano.
Dopo aver militato nel circuito junior raccogliendo qualche top five in Coppa del Mondo, nel 2022 il giovane kiwi ha vissuto una stagione nera: si è rotto il polso e la schiena in un brutto incidente ai Mondiali, ha trascorso due settimane in ospedale in Francia e quattro mesi in recupero, per poi spezzarsi l’altro polso appena tornato a gareggiare. Una sequenza di eventi che avrebbe potuto interrompere la carriera di molti.
Invece Stevens-McNab ha continuato, prima nell’organizzazione no-profit The Union — un progetto dedicato a valorizzare talenti che rischiavano di passare inosservati — e poi nel grande salto. Nel 2024 ha conquistato due podi in Coppa del Mondo élite, a Leogang e Mont-Sainte-Anne. In quest’ultima gara era addirittura in testa alla corsa nei split intermedi, prima di un piccolo errore: il distacco al traguardo è stato di soli 0,062 secondi dalla vittoria.
Per il 2025 il rider neozelandese, all’epoca ventunenne , ha firmato con la Trek Factory Racing DH, il team di punta del brand americano nel downhill. A Lenzerheide, nel corso della stagione 2025, è tornato sul podio con un terzo posto, a soli 0,8 secondi dal vincitore Amaury Pierron. Una firma di qualità inequivocabile per un atleta ancora giovane ma già capace di battere i migliori al mondo.
“The Cycle” non è un documentario celebrativo. È una riflessione onesta su cosa significhi inseguire l’eccellenza in un ambiente in cui i margini d’errore sono minimi e le carriere possono cambiare direzione in pochi secondi. Cinque storie, cinque discipline, un solo messaggio: non esiste un percorso prestabilito per arrivare in cima.
Il documentario è disponibile in Italia sulla piattaforma discovery+.






