Teravail alza l'asticella: cockpit e componenti su misura per l'avventura totale
Dalle nuove pieghe Feldspar in carbonio UD al reggisella telescopico Telec: ecco come il brand americano punta a ridefinire l'ergonomia del gravel e del bikepacking moderno
Il fenomeno del bikepacking e del gravel riding non accenna a fermarsi, consolidandosi come una delle direttrici più dinamiche dell’intera industria ciclistica. Questa popolarità nasce da una formula vincente: biciclette divertenti, capaci di affrontare terreni misti e decisamente più accessibili, in termini di manutenzione e costi, rispetto alle moderne mountain bike da competizione. Tuttavia, come ogni appassionato ben sa, l’acquisto della bici è solo l’inizio di un percorso di personalizzazione volto a cucirsi addosso il mezzo per le proprie avventure, che si tratti di commuting urbano o di traversate continentali. In questo scenario si inserisce con forza la nuova proposta di Teravail, che ha presentato una linea completa di componenti aftermarket pensata per trasformare radicalmente l’ergonomia e la praticità del cockpit e della seduta.
Il cuore del lancio è rappresentato dalla famiglia di manubri Feldspar e Radia.
Il Feldspar si propone come una soluzione versatile, declinata in tre varianti di materiale per coprire diverse fasce di prezzo e performance. Se le versioni in alluminio 6061 puntano sulla solidità con un flare di 16 gradi e quote di reach e drop rispettivamente di 67mm e 100mm, la versione Feldspar Carbon alza l’asticella grazie a una costruzione in carbonio UD.
Quest’ultima non solo permette forme più scolpite e aerodinamiche, ma è progettata per offrire quel micro-assorbimento verticale fondamentale quando il fondo diventa sconnesso, offrendo inoltre due opzioni di flare, da 12 o 20 gradi, per soddisfare sia i puristi della velocità che gli amanti del controllo.
Per chi predilige l’efficienza pura su asfalto e strade bianche battute, Teravail introduce il Radia 12, caratterizzato da un’apertura moderata delle code per mantenere una posizione aerodinamica senza sacrificare il comfort. Al contrario, l’anima più selvaggia del brand emerge nel Radia 24, un manubrio drop specificamente pensato per il bikepacking estremo. Con un flare di ben 24 gradi e larghezze che arrivano fino a 52cm, questo componente offre una leva eccezionale a pieno carico e uno spazio generoso per l’alloggiamento di borse manubrio voluminose, senza interferire con i comandi del cambio.
L’innovazione non si ferma alle curve da corsa. Teravail guarda con interesse anche al mondo delle “clunker” e dei rig da spedizione con il Moonstone, un manubrio flat in carbonio monoscocca ispirato al mondo moto, dotato di traversino di rinforzo. Questa soluzione non è solo estetica: permette di montare accessori e borse con una stabilità superiore, mantenendo un peso contenuto. Per chi cerca invece il massimo relax posturale, il modello Swale offre un backsweep pronunciato di 23 gradi, mentre il Lytho si riallaccia a un’estetica più vicina al mountain biking tradizionale, confermando la volontà del marchio di coprire ogni sfumatura dell’off-road leggero.
A completare l’ecosistema del cockpit troviamo l’attacco manubrio Radia, realizzato in lega con finitura sabbiata, e una nuova serie di reggisella.
Oltre ai modelli statici Stratum, disponibili in diverse leghe di alluminio e in carbonio UD per i “grammo-mani”, la vera novità è il Telec 27.2. Si tratta di un reggisella telescopico con diametro da 27.2mm, una misura ancora poco diffusa ma fondamentale per il mercato gravel, dotato di passaggio cavi interno e un’escursione fino a 125mm.
Per gestire il telescopico dalle leve drop, Teravail ha sviluppato il comando remoto Telec DB, azionabile sia dalla parte alta che dai drop della piega grazie a un design a due vie su cuscinetti a cartuccia.
Infine, per garantire il grip necessario in ogni condizione meteo, la collezione si chiude con il nastro manubrio Radia a tre strati, idrorepellente e antiscivolo.
Questa nuova offensiva di Teravail non è solo un aggiornamento di catalogo, ma una dichiarazione d’intenti precisa: il confine tra mountain bike e gravel si fa sempre più sottile, e la modularità diventa il vero valore aggiunto per chi vive il ciclismo come un’esplorazione senza confini. Che si tratti di limare grammi con il carbonio UD o di cercare la massima stabilità in discesa con un flare accentuato, la sensazione è che il mercato stia finalmente offrendo soluzioni specializzate per ogni sfumatura dell’avventura.
Ora la palla passa agli appassionati, che avranno l’imbarazzo della scelta per trasformare la propria bici in un mezzo pronto a tutto. Non resta che montare in sella, scegliere la propria strada e, come sempre, lasciarsi guidare dal polverone alzato dalla ruota davanti.






