Strade Bianche 2026
La corsa più bella del mondo torna a Siena con Pogačar a caccia della storia
Le origini: da granfondo amatoriale a classica moderna
La storia delle Strade Bianche è, in un certo senso, la storia del ciclismo contemporaneo che riscopre le proprie radici. Tutto nasce nel 1997, quando un gruppo di appassionati senesi lancia L’Eroica, una granfondo riservata a biciclette d’epoca pensata per far rivivere l’atmosfera delle corse su strade non asfaltate della prima metà del Novecento. L’idea è semplice quanto visionaria: riportare i ciclisti su quelle strade bianche delle Crete Senesi che il progresso aveva progressivamente abbandonato, e raccontare attraverso la fatica delle gambe la storia di un ciclismo eroico e senza compromessi.
Dieci anni dopo, nel 2007, RCS Sport coglie il potenziale di quel territorio e di quella filosofia e decide di affiancare all’evento amatoriale una corsa professionistica. L’inaugurale Monte Paschi Eroica — il nome dello sponsor, il Monte dei Paschi di Siena, la banca più antica del mondo ancora in attività — si disputa il 9 ottobre 2007, partendo da Gaiole in Chianti e arrivando a Siena. A vincere è il russo Alexandr Kolobnev, in una gara di cui pochi ricordano l’esito ma che segna l’inizio di qualcosa di straordinario.
Angelo Zomegnan, all’epoca direttore eventi di RCS, la presenta così: “Il ciclismo aveva bisogno di qualcosa di nuovo e i corridori hanno bisogno di una motivazione. Questa gara è unica e speciale.”
Parole profetiche. Daniele Bennati, velocista italiano al via della prima edizione, aggiunge: “È stata la sensazione di tornare indietro nel tempo. Non pensavo che esistessero ancora percorsi come questi, dove ogni tanto si incontra solo un trattore. Sarà una corsa importante che potrebbe diventare una grande classica. Riesco già a immaginare l’atmosfera dell’arrivo in Piazza del Palio.”
Nel 2008 la corsa si sposta a marzo, avvicinandosi al cuore delle classiche primaverili, e il nome cambia più volte nel corso degli anni successivi — Strade Bianche Eroica Toscana nel 2009, Strade Bianche dal 2010 — prima di stabilizzarsi definitivamente. Nel 2016 anche la partenza si fissa a Siena, rendendo la gara un percorso circolare che abbraccia interamente il cuore della Toscana medievale. L’anno successivo, il 2017, arriva il riconoscimento definitivo: l’ingresso nel World Tour UCI, il massimo circuito professionistico mondiale.
Aneddoti che hanno fatto la storia
La corsa ha costruito il proprio mito in tempi brevissimi, grazie a edizioni memorabili e personaggi che hanno lasciato il segno. Fabian Cancellara è il primo grande dominatore, con tre vittorie all’attivo (2008, 2012, 2016). Lo svizzero capisce prima degli altri che questo percorso richiede un profilo atletico quasi impossibile da definire: bisogna saper stare con i velocisti nelle prime ore, resistere alle asperità del gravel come un classicista, salire come un passista-scalatore e saper guidare la bicicletta in discesa come un campione di mountain bike. Cancellara incarna tutto questo, e in suo onore il settore 8 — Monte Sante Marie, 11,5 chilometri — porta oggi il suo nome.
Il 2018 passa alla storia per ragioni diverse: temperature glaciali, pioggia battente e fango che trasforma i settori di sterrato in trappole per gli pneumatici. La gara si trasforma in una battaglia di sopravvivenza che Tiesj Benoot vince da nome semisconosciuto, in una delle vittorie a sorpresa più clamorose dell’era moderna. Nel 2019 tocca a Julian Alaphilippe regalare uno dei finali più emozionanti, con Wout van Aert che conquista la gara e consacra la propria versatilità di campione multidisciplinare.
Il 2021 è forse l’edizione che meglio racconta la grandezza di questa corsa: la top ten finale include Van der Poel, Alaphilippe, Van Aert, Pidcock, Bernal e Pogačar. Nomi che negli anni successivi avrebbero dominato il ciclismo mondiale, tutti riuniti in una sola giornata sulle strade bianche senesi. Da quell’anno in poi è Tadej Pogačar a fare la storia: tre vittorie nelle ultime quattro edizioni, con numeri che fanno impallidire qualsiasi confronto. Nel 2022 vince dopo una caduta nei chilometri iniziali; nel 2024 attacca sul Monte Sante Marie a 81 chilometri dall’arrivo e percorre l’intera frazione finale in solitaria; nel 2025, atterrato ad alta velocità sull’asfalto toscano, si rialza, ricuce il distacco e poi stacca uno a uno tutti gli avversari, compreso Tom Pidcock, che aveva resistito più a lungo di chiunque altro.
Una curiosità che racconta la natura selettiva di questa corsa: gli stessi Pogačar e Pidcock — oggi i due riferimenti assoluti sulle strade bianche — nelle loro prime partecipazioni hanno fatto fatica. Pogačar chiuse rispettivamente 30° e 13° nelle prime due apparizioni. Strade Bianche non perdona l’inesperienza, non importa quanto sia forte il motore.
La regola non scritta più affascinante di questa corsa è quella dei settori battezzati con i nomi dei vincitori multipli: chi conquista tre titoli ottiene l’immortalità geografica. Dopo Cancellara, nel 2025 è toccato a Pogačar: il settore Colle Pinzuto porta ufficialmente il suo nome a partire dall’edizione 2026.
Il percorso 2026: 203 chilometri e 64 km di sterrato
L’edizione 2026 porta con sé una novità rispetto al recente passato: una leggera riduzione del chilometraggio totale, che scende dai 210 e oltre km delle ultime stagioni agli attuali 203 km, con i settori di sterrato che passano da 16 a 14 per un totale di circa 64 chilometri di strade non asfaltate. La scelta è stata deliberata: gli organizzatori hanno inteso rispondere a chi — corridori e addetti ai lavori — segnalava come la distanza fosse diventata eccessiva, favorendo ulteriormente il corridore più forte del gruppo e rendendo la gara meno aperta.
I settori chiave rimangono invariati e confermano la struttura che ha reso questa corsa così amata. San Martino in Grania, che conclude la sua sequenza di sterrato a circa 90 km dall’arrivo, è il primo banco di prova serio per il gruppo. Il Monte Sante Marie — 11,5 km di sterrato che terminano a circa 70 km dalla linea d’arrivo — è il settore che decide le sorti della corsa negli ultimi anni: è qui che Pogačar ha innescato l’attacco decisivo nel 2024, partendo a 81 km dal traguardo per arrivare da solo a Siena.
Successivamente il percorso prevede il doppio passaggio sui settori Colle Pinzuto (intitolato a Pogačar proprio a partire da questa edizione) e Le Tolfe, prima del rientro in città. Gli ultimi chilometri sono già parte integrante della storia del ciclismo: Porta di Fontebranda, la temibile via Santa Caterina con pendenze che toccano il 16%, e infine i 70 metri conclusivi in discesa verso la magnifica Piazza del Campo, una delle piazze medievali più belle del mondo, che accoglie il vincitore con un’atmosfera irripetibile.
I protagonisti della vigilia
Il quesito centrale della vigilia è uno solo: può qualcuno battere Tadej Pogačar? Lo sloveno, Campione del Mondo in carica e trionfatore delle ultime tre edizioni su quattro, apre la propria stagione 2026 proprio a Siena, il che già da solo è una notizia. Una quarta vittoria lo porterebbe a staccare definitivamente Fabian Cancellara nella classifica dei vincitori più titolati della corsa.
Tom Pidcock è il principale indiziato per ridurgli le distanze. Il britannico di Q36.5-Pinarello non ha mai chiuso fuori dalla top 5 in quattro partecipazioni, e nel 2025 è stato l’ultimo a cedere sulla salita di Pinzuto. Con alle spalle una vittoria di tappa all’Andalucia e un secondo posto alla Clásica Jaén sullo sterrato, Pidcock arriva in forma, anche se la fredda giornata all’Omloop Het Nieuwsblad di sabato scorso non ha esaltato la sua prestazione. Le temperature miti previste a Siena, però, dovrebbero essere dalla sua parte.
Wout van Aert è forse il nome più atteso dell’intera vigilia. Il belga di Visma-Lease a Bike torna alle Strade Bianche per la prima volta dal 2021, anno in cui aveva conquistato la vittoria, con la voglia di dimostrare che il lungo periodo di appannamento — tra frattura alla caviglia in ciclocross e problemi vari — è alle spalle. Nella scorsa stagione è stato l’unico corridore a staccare Pogačar in salita, sul Montmartre dell’ultima tappa del Tour de France. Se è tornato a quei livelli, la gara potrebbe avere un protagonista inatteso.
Il personaggio più chiacchierato della settimana è però Paul Seixas, 19 anni, francese, squadra Decathlon CMA CGM. La sua vittoria in solitaria alla Faun-Ardèche Classic — con un’azione lunga e perentoria che ha ricordato il miglior Pogačar — ha scatenato l’entusiasmo transalpino. Il team manager Marc Madiot lo ha definito “il prescelto” e il “Messia”, caricando sulle sue giovani spalle un’aspettativa enorme. La storia suggerisce prudenza: alla sua prima apparizione sulle strade bianche senesi dovrà fare i conti con un percorso che non si lascia addomesticare facilmente, ma i talenti veri raramente rispettano le statistiche.
Tra i nomi da non sottovalutare figurano Egan Bernal (Ineos Grenadiers), che torna a Siena per la prima volta dal podio del 2021, e Ben Healy (EF Education-EasyPost), quarto nell’edizione scorsa e specialista di quelle gare che premiano gli attacchi solitari in salita. Pello Bilbao (Bahrain Victorious) porta invece la solidità di chi conosce perfettamente questo percorso, con piazzamenti coerenti nell’arco delle sue partecipazioni. La squadra del Bahrain è tra le più competitive sulla carta, con Matej Mohorič — già due volte nelle prime sei posizioni e Campione del Mondo Gravel — e il nuovo acquisto Attila Valter a completare un terzetto potenzialmente determinante nelle fasi cruciali.
La sesta Monumento che ancora non lo è
La Strade Bianche non è ancora ufficialmente un Monumento — la serie delle cinque classiche storiche del ciclismo mondiale — ma la conversazione a riguardo è aperta e vivace da anni. Il suo palmares è semplicemente straordinario: dai pionieri Cancellara, Gilbert e Kwiatkowski alle vittorie di Van Aert, Alaphilippe, Pidcock e Pogačar, ogni edizione porta il nome di qualcuno che ha segnato o sta segnando un’epoca. L’unicità del percorso, la difficoltà tecnica dello sterrato, l’arrivo scenografico in Piazza del Campo e il fascino intramontabile della Toscana fanno di questa corsa un appuntamento irrinunciabile del calendario primaverile.
Sabato 7 marzo, ore 11:45, il via a Siena. Cinque ore di caos organizzato sulle strade bianche delle Crete Senesi, con la certezza che — Pogačar o non Pogačar — qualcosa di memorabile accadrà.




