Strade Bianche 2026
La presentazione del nuovo percorso, un passo indietro verso il futuro?
La “Classica del Nord più a Sud d’Europa” cambia volto. Dopo stagioni passate a rincorrere una durezza sempre maggiore, quasi a voler legittimare a colpi di polvere e fatica il titolo ufficioso di “Sesta Monumento”, RCS Sport inverte la rotta. I nuovi tracciati ufficializzati per la Strade Bianche presentano novità sostanziali che riportano la corsa a una dimensione più “umana”, o forse, semplicemente più controllabile.
Addio a La Piana e Serravalle: cosa cambia davvero
La notizia principale riguarda l’eliminazione di due settori chiave. Il primo è quello storico di La Piana, un tratto prevalentemente in discesa e pianura che faceva parte del DNA della corsa fin dall’esordio nel 2007. Il secondo, ben più pesante nell’economia della gara, è quello di Serravalle. Introdotto solo recentemente, questo settore aveva il compito di indurire drasticamente la fase centrale della corsa; la sua rimozione toglie un dente importante all’ingranaggio della fatica.
Anche l’avvio subisce un restyling: il primo settore di Vidritta viene ora affrontato solo parzialmente, con i corridori che entreranno nello sterrato dopo appena 10 km dal via.
I numeri della “nuova” Strade Bianche
Il chilometraggio totale rimane, per gli uomini, sopra la soglia psicologica dei 200 km (201 per la precisione), una distanza che RCS ha voluto preservare per mantenere il prestigio internazionale della prova. Tuttavia, il calcolo degli sterrati subisce un netto ridimensionamento:
Uomini: 64 km di strada bianca (circa il 32% del percorso), ovvero 18 km in meno rispetto alle edizioni più recenti.
Donne: 131 km totali con 32.6 km di sterrato (circa il 25%).
Nonostante il taglio dei settori, il dislivello rimane pressoché invariato (3700 m per gli uomini, 2200 m per le donne). Questo perché i tratti eliminati erano prevalentemente pianeggianti o, nel caso di Serravalle, sostituiti da asfalto per raggiungere la zona di Bibbiano.
Analisi tecnica: Strategia o “Paura” di Pogacar?
Viene spontaneo chiedersi il perché di questa scelta. Da un lato, c’è chi ipotizza una vana speranza di arginare i domini solitari (leggasi Tadej Pogačar) rendendo il percorso “meno tremendo”. Ma la realtà tecnica potrebbe essere opposta: togliere settori nervosi e tecnici in favore di tratti più scorrevoli potrebbe rendere la gara più semplice da controllare per i grandi team, favorendo paradossalmente proprio chi ha la squadra più forte.
“La riduzione del numero dei settori non compromette la durezza e lo spettacolo della corsa. Restano percorsi esigenti, pensati per atleti completi.” — Giusy Virelli
È probabile che la modifica sia frutto di un dialogo con le squadre per ridurre il nervosismo e il rischio di forature in tratti ritenuti non fondamentali per la selezione finale.
Conclusione: Meno estrema, più classica?
Se da un lato la Strade Bianche sembra allontanarsi leggermente da quell’aura “estrema” che l’aveva caratterizzata negli ultimi due anni, dall’altro cerca una propria stabilità identitaria. Resta la corsa con il maggior numero di chilometri fuori dall’asfalto nel calendario World Tour, ma con un equilibrio che sembra strizzare l’occhio a un ciclismo meno di logoramento e più di tattica.
Resta da vedere se Piazza del Campo celebrerà ancora un’impresa solitaria o se il nuovo disegno regalerà un finale più incerto tra i grandi favoriti.



