Specialized fa l’en plein a Emporia
Cinque podi su sei con il nuovo S-Works Crux 5
La ventesima Life Time Unbound Gravel 200 non ha consacrato soltanto Mads Würtz Schmidt e Sofía Gómez Villafañe. Sulle strade bianche del Kansas a brillare è stata anche la bicicletta che li ha portati alla vittoria: il nuovo Specialized S-Works Crux 5, presentato appena due giorni prima della corsa e capace di firmare una prestazione difficile da eguagliare. Cinque dei sei gradini del podio, tra uomini e donne, sono stati occupati da atleti in sella al telaio californiano.
Tra gli uomini il Crux 5 ha monopolizzato l’intero podio: il vincitore Würtz Schmidt, il secondo classificato Matthew Beers e il terzo Tobias Kongstad hanno tagliato il traguardo tutti sullo stesso mezzo. Tra le donne, alla vittoria di Gómez Villafañe si è aggiunto il secondo posto di Geerike Schreurs, anch’essa sul Crux 5. L’unica eccezione in zona podio è arrivata da Cecily Decker, terza al femminile su un Ventum GS1 con ruote Hunt.
Una rivoluzione progettuale tarata sulla Unbound
Con il Crux 5 Specialized presenta la nuova generazione della propria bici da gara gravel, e il cambio di filosofia è netto. Quello che era nato come un telaio da ciclocross ultraleggero diventa ora una macchina da corsa gravel a tutti gli effetti, dichiaratamente orientata all’aerodinamica, con un linguaggio formale che ricorda da vicino la Tarmac SL8 più che la precedente Crux 4.
Non è una coincidenza che il debutto sia avvenuto proprio a ridosso di Emporia. Specialized ha messo a punto e testato il Crux 5 proprio sul percorso della Unbound, l’evento gravel più celebre al mondo. Il marchio si è spinto fino a una stima emblematica: Gómez Villafañe avrebbe potuto limare quasi dieci minuti dal suo tempo del 2025 utilizzando il nuovo Crux 5 al posto del precedente modello. Quest’anno, sul mezzo nuovo, la statunitense ha vinto.
I numeri del telaio
Il dato che colpisce è il peso. Il telaio S-Works tocca la bilancia a soli 789 grammi, in carbonio FACT 12r, con bici complete che partono da 6,9 kg. Sul fronte aerodinamico, Specialized dichiara un guadagno di 15,2 watt rispetto al Crux 4 alla velocità di 45 km/h, misurato nella propria galleria del vento, un valore da prendere con le pinze trattandosi di dati interni difficili da verificare al di fuori del wind tunnel.
Il progetto attinge esplicitamente alla strada. Il reggisella tondo lascia il posto allo stesso disegno della Tarmac SL8 e scompaiono lo scomparto interno al telaio e i punti di aggancio per le borse, sacrificati sull’altare del peso, fatta eccezione per un nuovo attacco bento sul tubo superiore. La forcella è l’elemento visivamente più rinnovato, con una sezione più profonda e un ampio spazio per lo scarico del fango. Resta confermata la generosa luce per coperture fino a 55 mm.
Gli allestimenti di vertice abbinano il gruppo SRAM RED XPLR alle nuove ruote Roval Terra Aero e al cockpit integrato Terra, sviluppati in tandem con il telaio. La versione S-Works ha un listino di 13.999 euro, mentre le configurazioni complete più accessibili partono da 3.249 euro.
Un debutto difficile da contestare
Per Specialized, presentare un mezzo come “la più veloce gravel da corsa mai costruita” comporta il rischio di doverlo dimostrare sul campo. La risposta è arrivata nel giro di quarantotto ore: con cinque atleti su sei a podio nell’evento gravel più impegnativo del calendario, e proprio sul tracciato attorno al quale la bici era stata sviluppata, il battesimo del Crux 5 difficilmente avrebbe potuto essere più eloquente.
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