Il marchio italoamericano ritornato alla ribalta negli ultimi mesi per il suo “kit” di cerificazione della catena, debutta nel segmento degli pneumatici da competizione con una gamma pensata da zero per le pressioni basse e le sezioni generose che caratterizzano il ciclismo di oggi.
Silca ha presentato quattro nuovi modelli della linea Protocol, tre dedicati al gravel e uno alla strada, sviluppati non come evoluzione di coperture strette del passato né come derivazione dai modelli da cross country, ma attorno a un capitolato tecnico costruito da zero attorno alla dinamica delle basse pressioni su cerchi larghi.
Il ragionamento dietro la gamma Protocol
Secondo l’azienda, il mercato delle coperture per gravel e strada non offriva finora un prodotto realmente pensato per il modo in cui si corre oggi. Le alternative disponibili nascevano tipicamente in due modi: allargando gomme stradali sottili concepite per un altro contesto, oppure restringendo tasselli mutuati dalla mountain bike da cross country.
Silca ha scelto una terza via, unendo l’esperienza maturata su strada e fuoristrada in una carcassa completamente nuova, con l’obiettivo dichiarato di ottenere leggerezza, scorrevolezza e un battistrada calibrato per un ampio spettro di condizioni di guida e di gara.
Il fondatore e CEO Joshua Poertner ha spiegato che per anni l’industria ha affrontato il tema delle gomme gravel semplicemente applicando gomma spessa e pesante su carcasse di derivazione stradale. L’approccio di Silca è stato diverso: partire dalla dinamica a bassa pressione, ottimizzando insieme angolo delle tele della carcassa, profilo del battistrada e mescola, per ottenere una piattaforma più veloce, più leggera e più morbida senza rinunciare alla resistenza.
Tra gli obiettivi tecnici dichiarati figurano un grande volume d’aria sia su strada sia su gravel, bassa resistenza al rotolamento abbinata a una guida morbida, un livello di aderenza calibrato sulle condizioni specifiche e una protezione dalle forature adeguata all’uso reale in gara e in allenamento. Le coperture sono state progettate per funzionare a pressioni contemporanee, quindi più basse rispetto al passato, su cerchi larghi, mantenendo la compatibilità tubeless ma restando anche sufficientemente leggere e morbide da poter essere abbinate a camere d’aria in TPU.
Il pilota gravel professionista Dylan Johnson, che nella sua carriera ha sempre evitato sponsorizzazioni ufficiali di pneumatici per poter scegliere liberamente ciò che risultava più veloce in laboratorio e sul terreno, ha commentato che la gamma Protocol è la prima a soddisfare contemporaneamente i suoi criteri di volume, trazione e velocità, tanto da avergli fatto accettare la partnership con il marchio.
La gamma: quattro modelli, quattro personalità
La famiglia Protocol comprende tre tasselli gravel, denominati RCG-1, RCG-3 e RCG-4, e un modello stradale identificato come RCR. Non sfuggirà agli osservatori più attenti l’assenza di un RCG-2 nella numerazione, dettaglio che l’azienda non ha commentato.
Il Protocol RCG-1 rappresenta il profilo più basso e scorrevole della gamma, pensato per il gravel veloce. Monta la protezione antiforatura leggera Ghost Shield ed è disponibile nelle misure 700x45, 700x50 e 700x55 millimetri, con pesi dichiarati rispettivamente di 460, 510 e 535 grammi.
Il Protocol RCG-3 si colloca su un profilo intermedio, con tasselli ravvicinati pensati per condizioni miste. Utilizza la protezione rinforzata SealSkin ed è proposto nelle misure 700x45, 700x50, 700x55 millimetri e in una inedita misura da 32 pollici per 2,4 pollici, pensata per le ruote più grandi che stanno emergendo nel gravel di ultima generazione. I pesi dichiarati vanno da 495 a 710 grammi a seconda della misura.
Il Protocol RCG-4 completa la terna gravel con un profilo a tasselli più distanziati, indicato per i fondi sconnessi e sciolti. Condivide la protezione SealSkin del modello RCG-3 ed è offerto nelle misure 700x45, 700x50 e 700x55 millimetri, con pesi dichiarati tra 545 e 650 grammi.
Sul fronte strada, il Protocol RCR propone un battistrada lisco con incisioni sottili, pensato tanto per l’uso puramente stradale quanto per percorsi misti leggeri. Monta la protezione Ghost Shield ed è disponibile nelle sezioni 700x29, 700x34 e 700x38 millimetri, con pesi dichiarati di 290, 320 e 350 grammi rispettivamente.
Silca precisa che tutte le misure indicate sono state rilevate su un cerchio con larghezza interna di 25 millimetri, dato utile per chi debba confrontare le sezioni reali con altre coperture già in uso.
Le soluzioni tecniche
Tutti e quattro i modelli condividono una carcassa Race sottile e morbida da 120 tpi, pensata per garantire scorrevolezza e comfort alle pressioni ridotte tipiche dell’uso contemporaneo. La mescola utilizzata, denominata Pulsar, è una gomma stirene-butadiene ottenuta per polimerizzazione in soluzione e rinforzata con silice, con l’obiettivo dichiarato di bilanciare efficienza di rotolamento, aderenza e durata.
Sul fronte gravel, i tasselli variano in altezza lungo il profilo: quelli esterni, più alti, entrano in azione prima, ad angoli di piega più contenuti, per mantenere un margine di aderenza sui bordi. I disegni asimmetrici del battistrada sono inoltre calibrati per ottimizzare in modo indipendente le forze di frenata e di trazione.
Un’altra scelta distintiva riguarda il tallone, rinforzato in fibra di carbonio anziché con il tradizionale kevlar o aramide, per garantire stabilità dimensionale pur mantenendo la pieghevolezza della copertura. La produzione avviene a Taiwan.
Prezzi e disponibilità
Tutti e quattro i modelli Protocol, indipendentemente dal disegno del battistrada o dalla misura scelta, sono proposti allo stesso prezzo di 99 dollari, corrispondenti a 119 euro sul mercato europeo. Le coperture sono disponibili in un’unica colorazione nera e possono essere ordinate direttamente dal sito di Silca oppure attraverso la rete di negozi partner.
Per il pubblico italiano che pratica gravel amatoriale, la novità è di interesse concreto: la presenza di una misura da 32 pollici testimonia come il segmento delle ruote maggiorate, finora quasi esclusivo appannaggio della mountain bike, stia iniziando a intercettare anche il gravel da competizione più estremo, un trend da tenere d’occhio nei prossimi mesi.
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