Shimano dice addio...
Oppure è solo un arrivederci ad Eurobike?
C’è un’aria strana nel settore, ragazzi. Se siete appassionati di tecnica come me, sapete che l’Eurobike di Francoforte è sempre stata la “Mecca” del ciclismo: il posto dove andare a sbavare sui nuovi telai in carbonio, testare i gruppi elettronici di ultima generazione e scoprire le tendenze del bikepacking che vedremo sulle strade nei mesi successivi.
Ma le notizie che arrivano oggi da Francoforte sono un mix agrodolce che ci fa riflettere su dove stia andando il mercato.
Il “Gran Rifiuto”: Shimano salta il giro
La notizia che fa più rumore è senza dubbio il forfait di Shimano Europe.
Dopo Bosch e Schwalbe, anche il colosso giapponese ha deciso di non esporre alla fiera di giugno.
La motivazione ufficiale?
Vogliono puntare su eventi più “diretti”, focalizzati sul consumatore e sul contatto personalizzato. Tradotto dal linguaggio aziendale: le grandi fiere costano una fortuna e i brand preferiscono investire in demo tour o eventi locali (magari dove si pedala davvero, e non si sta solo sotto i neon di uno stand).
Per noi appassionati, però, è un colpo: un’Eurobike senza Shimano è come una Parigi-Roubaix senza pavé.
I punti chiave della crisi:
Shimano, Bosch e Schwalbe lasciano un vuoto tecnologico importante.
Le associazioni di categoria tedesche (ZIV in testa) hanno tolto il supporto ufficiale alla fiera e lo storico direttore Stefan Reisinger ha lasciato il posto a Philipp Ferger, che si trova ora a gestire una patata bollente.
Non proprio un bel periodo…
C’è luce in fondo al tunnel? (Ma è per il 2027)
Non tutto è perduto, però. Gli organizzatori di Fairnamic (la società che gestisce l’evento) sembrano aver iniziato una manovra di riavvicinamento con le industrie. A Bruxelles, durante il lancio della nuova realtà European Cycling Industries, i toni sono sembrati più distesi.
L’obiettivo è ambizioso: rifondare Eurobike. Ma attenzione, perché le trattative serie non riguardano l’edizione di questo giugno (dal 24 al 27), ma puntano direttamente al 2027.
Gli organizzatori hanno promesso per quest’anno percorsi più compatti e aree tematiche meglio definite, cercando di rendere l’esperienza meno dispersiva per chi, come noi, cerca le novità gravel o le ultime borse da ultra-distanza.
Il mio punto di vista
Ragazzi, siamo onesti: il mondo del ciclismo sta cambiando. Il boom post-pandemia è finito, i magazzini sono pieni e le aziende stanno tagliando i costi dove possono. Personalmente, credo che il modello della “fiera statica” stia segnando il passo rispetto a festival più dinamici e orientati all’esperienza.
Tuttavia, Eurobike resta il termometro dell’industria. Se la fiera perde i pezzi, è un segnale che tutto il settore deve fermarsi a riflettere su come comunicare con noi ciclisti. Noi di gravelnews.it saremo comunque sintonizzati per capire se questo “snellimento” porterà a un evento più focalizzato sulla sostanza e meno sullo sfarzo.
Voi che ne pensate? Andreste ancora a una fiera dove mancano i principali produttori di componentistica, o preferite i test event sul campo?


