Schwalbe sfonda il muro dei 60
Le nuove G-One RX Pro e RS Pro per il gravel estremo
Quando sembrava che la corsa alla sezione massima si fosse stabilizzata sui 55 mm, Schwalbe rilancia e introduce due nuovi pneumatici gravel 700c da 60 mm, equivalenti a circa 2,3 pollici. Una misura che colloca le nuove coperture a ridosso del mondo cross-country, ma che il produttore tedesco rivendica come patrimonio gravel, non mountain bike.
La gamma G-One Pro si arricchisce così con la G-One RX Pro 60 mm e la G-One RS Pro 60 mm, due copertoni pensati per scenari di utilizzo distinti ma uniti dalla stessa filosofia: estendere il dominio della bici da gravel verso terreni un tempo riservati esclusivamente alle MTB hardtail.
G-One RX Pro 60 mm: la copertura dell’ultra-bikepacking
La G-One RX Pro nella nuova sezione maggiorata viene presentata da Schwalbe come la scelta di riferimento per quello che il marchio definisce “ultra-bikepacking” e per le gare gravel che si sviluppano su distanze di diverse migliaia di chilometri. Su questi percorsi, sottolinea il produttore, la durabilità e l’affidabilità contano quanto il rendimento puro.
Il disegno del battistrada eredita lo schema della versione esistente: tasselli centrali a forma di boomerang per contenere la resistenza al rotolamento e tasselli intermedi a goccia pensati per dare supporto strutturale sotto carico. La mescola Addix Race, già rivista nelle versioni più strette della gamma, dichiara una riduzione del dieci per cento della resistenza al rotolamento rispetto alla generazione precedente e una migliore tenuta sulle spalle. La carcassa a tre tele con 67 TPI e l’inserto di protezione antiforatura ampliato di cinque millimetri rispetto al modello precedente completano la struttura.
G-One RS Pro 60 mm: per i “monster gravel” e le XC
La G-One RS Pro, semislick di vocazione racing, debutta nella misura 60 mm con un posizionamento esplicito: monster gravel bike e cross-country marathon. Schwalbe cita esplicitamente percorsi come The Rift in Islanda come terreno ideale, lì dove la combinazione di lava, ghiaia grossa e tratti tecnici richiede una sezione capace di assorbire e di galleggiare, mantenendo però la velocità di rotolamento tipica della categoria gravel.
Il disegno conserva la fascia centrale liscia, con tasselli laterali più alti e ravvicinati per la tenuta in curva, una soluzione che dovrebbe garantire un compromesso favorevole tra scorrimento e grip rispetto a una qualsiasi copertura MTB cross-country di pari sezione.
Anche la G-One Overland Pro cresce: arriva la versione 55 mm
A completare il rilancio gamma, Schwalbe introduce una versione da 55 mm della G-One Overland Pro, copertura orientata al bikepacking e al gravel-avventura, con costruzione Double Defense e tessuto Snakeskin per la massima resistenza ai tagli e alle forature. Una scelta che ammicca a chi non dispone di un telaio con luce sufficiente per i 60 mm ma cerca comunque volume e protezione per viaggi lunghi.
Specifiche dichiarate e prezzo
Schwalbe non ha ancora comunicato i pesi ufficiali delle nuove misure da 60 mm. Per riferimento, nelle versioni di gamma esistenti la G-One RX Pro 45 mm si attesta su 589 grammi e la G-One RS Pro 45 mm su 516 grammi, dati misurati da test indipendenti. Il prezzo di listino della gamma G-One Pro è fissato a 74,90 euro per copertone, in tutte le versioni e tutte le misure attualmente in catalogo.
Il nodo del telaio: chi può montarle?
Il limite, oggi, non è la copertura ma la bici. La maggior parte dei telai gravel sul mercato si ferma a 50 mm di luce massima, e anche i modelli più estremi non arrivano ai 60 mm. La Ridley Ignite GTX, di fatto un telaio MTB con manubrio piega corsa, dichiara 58 mm di clearance. La 3T Extrema Italia si ferma a 57 mm, esattamente come la Factor Sarana presentata a inizio mese al Traka. Tre tra le bici più estreme della categoria, e nessuna in grado di alloggiare ufficialmente le nuove 60 mm.
Il risultato è paradossale ma coerente con la traiettoria che il gravel sta percorrendo da almeno due stagioni: per montare i nuovi pneumatici gravel più larghi del mercato serve, nella maggior parte dei casi, un telaio da cross-country. Un cortocircuito che alimenta il dibattito sulla reale identità del segmento e che lascia aperta la domanda di fondo: dove finisce il gravel e dove comincia la MTB? Schwalbe, nel proprio comunicato, ha scelto di stare dalla parte del gravel. La risposta definitiva, come sempre, la daranno i telai dei prossimi diciotto mesi.




