32 Pollici: La rivoluzione necessaria?
Oppure sarà l'ultimo chiodo sulla bara del mercato?
Schwalbe si dice “pienamente convinta”: il futuro del ciclismo (anche Gravel) passa per le ruote da 32 pollici. Ma in un settore che boccheggia tra crisi di vendite e magazzini pieni, abbiamo davvero bisogno di un nuovo standard?
Alla fiera Velofollies, il gigante degli pneumatici Schwalbe ha lanciato il sasso nello stagno: entro il 2027, le ruote da 32 pollici non saranno più un esperimento per giganti del basket o prototipi da fiera, ma una realtà commerciale che investirà MTB e, inevitabilmente, il mondo Gravel.
I vantaggi (sulla carta)
Secondo i dati presentati, i vantaggi tecnici sarebbero indiscutibili. Un diametro maggiore significa un angolo di attacco più favorevole sugli ostacoli: in parole povere, la ruota “spiana” le irregolarità meglio di una 29”. A questo si aggiungono una superficie di contatto più ampia (maggior grip) e una stabilità superiore alle alte velocità. Per chi macina chilometri su strade bianche e scassate, sembra la panacea di tutti i mali.
La nota dolente: Chi paga la festa?
Qui però casca l’asino. Introdurre il 32” non significa solo cambiare gomma e cerchio. Significa buttare via tutto:
Telai: Le geometrie attuali non possono ospitare ruote così grandi senza stravolgere il carro posteriore e l’altezza del movimento centrale.
Forcelle: Servono steli più lunghi e archi ridisegnati, con costi di ricerca e sviluppo (R&D) che le aziende dovranno ammortizzare.
Componenti: Persino la rapportatura dei cambi andrebbe rivista a causa dello sviluppo metrico differente.
In un momento storico in cui il mercato del ciclo registra cali pesanti (con punte del -10% nel 2024 e una ripresa lenta nel 2025) e i negozianti faticano a smaltire le giacenze di bici “standard”, l’introduzione di un nuovo formato appare come una mossa audace, se non spericolata.
Il punto critico: Chi pagherà questa transizione? La risposta, storicamente, è una sola: il consumatore finale.
Standard o Marketing della disperazione?
Il dubbio sorge spontaneo: questo nuovo standard serve davvero a farci pedalare meglio o serve all’industria per forzare il ricambio di un parco bici che si è saturato durante il boom post-pandemia?
Proporre oggi una bici che rende “obsoleto” tutto ciò che abbiamo in garage sa di mossa disperata per riaccendere il desiderio d’acquisto. Se il 29” ha impiegato dieci anni per affermarsi stabilmente, quanto tempo (e quanti soldi) ci vorranno perché il 32” trovi ricambi, officine preparate e prezzi accessibili?
Il progresso non si ferma, ed è possibile che tra cinque anni guarderemo le nostre 700c come oggi guardiamo le vecchie 26 pollici. Tuttavia, forzare la mano proprio ora, con un potere d’acquisto delle famiglie in calo e un settore industriale in affanno, rischia di creare un cortocircuito.
Il Gravel è nato come libertà e versatilità; speriamo che non diventi l’ennesima vittima della “corsa allo standard” che nessuno ha chiesto.



