Porsche chiude la divisione e-bike
Fazua e Greyp cercano un nuovo futuro
L’8 maggio 2026 ha segnato una svolta netta nella strategia industriale di Porsche AG: il consiglio di amministrazione e il consiglio di sorveglianza della casa automobilistica tedesca hanno deliberato misure di ampia portata nell’ambito di un processo di riallineamento strategico che, nel settore ciclistico, si traduce nella chiusura definitiva di Porsche eBike Performance GmbH e nella cessione delle partecipazioni nelle società collegate.
La decisione travolge due marchi che negli ultimi anni avevano conquistato una posizione rilevante nel panorama della mobilità elettrica a due ruote: Fazua, il produttore bavarese di sistemi motore leggeri per e-bike, e Greyp, il brand croato specializzato in biciclette elettriche ad alta connettività. Insieme a loro, vengono poste in liquidazione anche Cellforce Group GmbH, con sede a Kirchentellinsfurt, e Cetitec GmbH, basata a Pforzheim. In totale, la ristrutturazione coinvolge oltre 500 dipendenti, di cui circa 360 operativi nelle sedi di Ottobrunn — quartiere generale di Porsche eBike Performance — e Zagabria, dove Greyp aveva il proprio centro di sviluppo.
Una storia di acquisizioni e ambizioni mancate
La presenza di Porsche nel mondo delle due ruote elettriche era il frutto di una strategia di diversificazione avviata nella seconda metà degli anni Dieci. Nel 2018 la casa di Stoccarda aveva iniziato ad acquisire quote di Rimac Automobili, il costruttore croato di hypercar elettriche fondato da Mate Rimac, sotto la cui ombrella era cresciuta anche Greyp. La partecipazione di Porsche in Rimac era salita progressivamente fino a sfiorare il 50% nel 2021, anno in cui la stessa Porsche aveva orchestrato la fusione tra Rimac e Bugatti, dando vita alla joint venture Bugatti Rimac.
Il capitolo Fazua aveva preso forma in modo analogo: dopo aver acquisito una quota iniziale nel marchio bavarese, Porsche ne aveva rilevato il controllo totale nella prima metà del 2022, consolidando l’intera filiera della mobilità elettrica leggera all’interno di Porsche eBike Performance GmbH. L’obiettivo dichiarato era sviluppare e commercializzare sistemi di propulsione ad alte prestazioni per il segmento e-bike su scala mondiale.
Mercato cambiato, priorità ridefinite
Eppure, nonostante le premesse ambiziose, i segnali di difficoltà si erano già manifestati nel corso degli ultimi mesi. Nel settore, circolavano da tempo voci critiche sull’evoluzione — o meglio, sulla mancata evoluzione — del sistema motore Fazua: aggiornamenti attesi che non arrivavano, supporto tecnico percepito come insufficiente dai responsabili prodotto delle case costruttrici che lo avevano adottato come specifica. La batteria range extender annunciata, ma mai arrivata sul mercato, è oggi uno dei simboli più evidenti di questa paralisi operativa.
Le motivazioni ufficiali, contenute nel comunicato stampa diffuso da Porsche AG, parlano di «condizioni di mercato fondamentalmente mutate per i sistemi di propulsione per e-bike». Una formulazione diplomatica che descrive la contrazione del comparto — visibile a livello europeo con il rallentamento delle vendite e l’eccesso di scorte che ha colpito numerosi operatori nel biennio 2024-2025 — e la difficoltà di competere con i produttori asiatici in un segmento sempre più orientato al rapporto qualità-prezzo.
Le parole del dottor Michael Leiters, presidente del consiglio di amministrazione di Porsche AG, non lasciano spazio a interpretazioni: «Dobbiamo rifocalizzarci sul nostro core business. Questa è la base indispensabile per un riallineamento strategico di successo. Ciò ci costringe a operare tagli dolorosi, incluse le nostre controllate.»
Greyp: tecnologia interessante, geometrie datate
Sul versante Greyp, la parabola è altrettanto istruttiva. Il marchio croato aveva sviluppato biciclette elettriche con un sistema di connettività avanzato — GPS integrato, gestione da remoto, telemetria — che ne faceva un caso di scuola per le potenzialità dell’IoT applicato alla mobilità ciclistica. Tuttavia, le geometrie delle bici prodotte non riuscirono mai a stare al passo con l’evoluzione del mercato, risultando datate rispetto ai concorrenti e limitando sensibilmente il potenziale commerciale. Il marchio non riuscì a decollare, restando un esperimento tecnologicamente interessante ma commercialmente irrisolto.
Cosa succede ora a Fazua
La domanda che si pone con urgenza riguarda il destino di Fazua come marchio e come tecnologia. Il sistema motore leggero di origine bavarese — apprezzato per il peso contenuto, la sensazione di guida naturale e la sua capacità di integrarsi in telaio in modo discreto — è stato scelto da un numero significativo di costruttori di bici da corsa e gravel elettriche di fascia alta. La continuità di sviluppo e assistenza tecnica è ora in bilico.
Porsche AG ha confermato la vendita delle proprie partecipazioni in Bugatti Rimac e nel Gruppo Rimac, ma al momento non sono stati forniti dettagli sul processo di cessione di Fazua né sono stati identificati potenziali acquirenti. La speranza del settore è che un investitore industriale — idealmente già presente nella filiera della mobilità elettrica — possa rilevare il marchio e garantire quella continuità che Porsche, evidentemente, non è stata in grado di assicurare.
Nel frattempo, il mercato delle e-bike da performance si ritrova con un attore chiave in uscita forzata, proprio mentre i costruttori cercano alternative a Bosch e Shimano per differenziare le proprie proposte di gamma. Una finestra di opportunità che potrebbe rivelarsi decisiva per chiunque voglia raccogliere l’eredità di Fazua.



