Polvere e Gloria nel Cuore del Marocco
Sahara Gravel 2026:


L’eco dei pedali che sferzano il vento del deserto risuona ancora tra le dune dell’Erg Lihoudi, segnando la conclusione di una delle edizioni più dure e spettacolari della Sahara Gravel. La competizione, che si è snodata attraverso i paesaggi primordiali del sud del Marocco con base logistica a Ouarzazate, ha confermato il suo status di “nuova frontiera” del gravel racing mondiale. Non si è trattato solo di una sfida atletica, ma di una vera prova di sopravvivenza meccanica e tattica, dove i corridori hanno dovuto interpretare le insidie della Hamada e la navigazione nei letti dei fiumi in secca, gli insidiosi Oued.
Il percorso di quest’anno ha spinto uomini e mezzi al limite, alternando lunghi rettilinei spazzati da venti trasversali a sezioni tecniche nell’Anti-Atlante, dove le rocce taglienti hanno messo a dura prova le carcasse degli pneumatici. In questo scenario da epopea moderna, la capacità di gestire lo stress fisico e la lucidità nelle scelte dei rapporti ha fatto la differenza tra chi ha lottato per il podio e chi ha semplicemente cercato di arrivare al traguardo.
La Consacrazione di Hugo Drechou e il Ruggito di Nathalie Eklund
Nelle categorie d’élite, la cronaca parla di una supremazia tattica che ha lasciato poco spazio alle improvvisazioni. In campo maschile, Hugo Drechou ha scritto il suo nome nell’albo d’oro con una prestazione di una solidità disarmante. Il francese ha saputo domare le tappe più lunghe con una regolarità impressionante, respingendo gli attacchi dei diretti inseguitori nei momenti di massima pendenza. Alle sue spalle si è piazzato un mai domo Petr “Pete” Vakoc, che ha fatto valere il suo motore da ex stradista WorldTour nei tratti di pura potenza, precedendo sul traguardo finale un eccellente Eddy Le Huitouze, autore di una prova maiuscola che lo conferma tra i nomi caldi del panorama off-road internazionale.
Tra le donne, la scena è stata dominata dalla svedese Nathalie Eklund, capace di una gestione della corsa da manuale. La Eklund ha saputo interpretare le variazioni del terreno con una sensibilità tecnica superiore, costruendo il suo successo chilometro dopo chilometro. Il secondo gradino del podio è andato alla britannica Lizzie Hermolle, protagonista di una rimonta entusiasmante nelle fasi centrali della gara. A completare un podio di altissimo profilo è stata l’italiana Virginia Cancellieri, che con grinta e determinazione ha saputo reggere il ritmo delle migliori, regalando al ciclismo azzurro un risultato di assoluto prestigio in una delle competizioni più dure del calendario.
L'edizione 2026 si chiude con la consapevolezza che il gravel racing sta evolvendo verso una specializzazione estrema. Le medie orarie registrate e la gestione dei distacchi minimi raccontano di un movimento che non è più solo avventura, ma agonismo allo stato puro. La Sahara Gravel non è più solo una gara, è diventata un banco di prova imprescindibile per chiunque voglia definirsi un vero specialista delle lunghe distanze.


