Oltre ogni confine
La visione di Axelle Dubau-Prévôt e Lachlan Morton
C’è qualcosa di profondamente romantico e, al contempo, estremamente moderno nell’atleta che rifiuta le etichette. In un ciclismo sempre più iper-specializzato, dove i margini marginali si cercano nei laboratori e nelle gallerie del vento, noi di gravelnews.it abbiamo sempre guardato con un occhio di riguardo a chi ha il coraggio di sporcarsi le scarpe.
Ammiriamo profondamente i corridori capaci di passare dal pavé del Nord al fango di una prova di ciclocross, o dalla precisione tattica di una cronometro alla gestione della solitudine in un evento di bikepacking.
Tra questi, Lachlan Morton occupa un posto d’onore nei nostri archivi: seguiamo l’australiano fin dai suoi primi approcci “alternativi” al professionismo, convinti che la sua capacità di decostruire il ciclismo d’élite sia stata la scintilla fondamentale per l’esplosione del movimento gravel globale. Vederlo ancora oggi, nel 2026, pronto a spostare l’asticella insieme a un talento cristallino come Axelle Dubau-Prévôt, ci conferma che il futuro del nostro sport è proprio in questa fluidità totale tra le discipline.
Il confine tra ciclismo professionistico su strada e avventura off-road si fa infatti sempre più sottile, e in casa EF Pro Cycling questa filosofia non è solo una strategia di marketing, ma un vero e proprio manifesto tecnico e agonistico. Per la stagione 2026, il team ha confermato che la campionessa francese gravel Axelle Dubau-Prévôt e l’icona dell’endurance Lachlan Morton spingeranno i loro limiti “Far Beyond”, ben oltre le frontiere finora conosciute, mescolando il calendario WorldTour con le sfide più dure del panorama gravel e marathon.
Axelle Dubau-Prévôt rappresenta l’incarnazione perfetta della moderna atleta multidisciplinare. Dopo aver dominato il panorama gravel francese, la ventinovenne di Reims si appresta a vivere una stagione di equilibrio tattico tra la precisione millimetrica delle gare su strada con la maglia della EF Education-Oatly e la libertà selvaggia degli eventi off-road. Il suo programma è ambizioso e riflette la crescita tecnica del settore: punterà alla Traka di Girona, ormai divenuta l’università del gravel europeo, per poi volare negli Stati Uniti per la leggendaria Leadville 100. Affrontare una marathon di mountain bike ad alta quota richiede non solo doti atletiche fuori dal comune, ma anche una gestione dei materiali impeccabile, dove la scelta tra una front leggera o una full-suspended da cross country può determinare il successo tra le vette del Colorado. Axelle ha dichiarato di cercare nel gravel l’essenza stessa del ciclismo, quella connessione con la natura che spesso il rigido protocollo della strada tende a soffocare.
Dall’altra parte del box troviamo Lachlan Morton, l’uomo che ha riscritto le regole del professionismo. Per l’australiano, il 2026 sarà un anno di ritorno alle origini agonistiche senza però rinunciare alla sua anima da esploratore. Morton ha annunciato un inizio di stagione focalizzato sulla massima intensità: l’obiettivo è ritrovare la condizione dei giorni migliori per essere protagonista alla Cape Epic, la gara a tappe MTB più prestigiosa al mondo, e difendere il proprio status nelle grandi classiche del gravel come la Traka. È interessante notare come l’approccio di Morton si sia evoluto nel tempo. Se negli anni passati le sue imprese erano focalizzate sulla resistenza estrema e sul bikepacking in solitaria, come dimostrato dai suoi record sul Colorado Trail o durante l’Alt Tour, oggi Lachlan cerca un confronto più diretto con il cronometro e con gli avversari, pur mantenendo un alone di mistero su un “grande progetto estivo” non ancora svelato che, a suo dire, rappresenta una delle sfide più difficili e spaventose mai affrontate finora.
Dal punto di vista tecnico, il setup di questi due atleti sarà un laboratorio a cielo aperto per i partner del team. Vedremo probabilmente nuove evoluzioni in termini di aerodinamica applicata al gravel e soluzioni di stoccaggio integrate per il bikepacking che potrebbero presto arrivare sul mercato consumer. La capacità di passare da una bici da strada aero a una gravel bike ottimizzata per le lunghe distanze, fino a una MTB da gara, richiede una sensibilità meccanica che solo atleti di questo calibro possiedono.
In un’epoca in cui il ciclismo rischia spesso di diventare troppo schematico, il progetto di Dubau-Prévôt e Morton per il 2026 ci ricorda che la bicicletta rimane lo strumento di libertà per eccellenza. Che si tratti di sprintare su un nastro d’asfalto in una gara WorldTour o di pedalare nel silenzio di un deserto in modalità self-supported, l’obiettivo rimane lo stesso: scoprire cosa c’è oltre l’orizzonte. Noi di gravelnews.it seguiremo da vicino ogni chilometro di questa stagione, pronti a raccontarvi la tecnologia e il sudore che si celano dietro queste imprese ai confini del possibile.



