Nuova Basso Palta
La terza generazione nasce sotto il segno della versatilità
Se c’è un nome che nel panorama italiano evoca immediatamente l’idea di velocità e polvere, quel nome è Palta.
Sono passati otto anni dal debutto della prima serie e cinque dalla Palta II; oggi Basso rompe gli indugi e lancia la nuova Palta III. Per chi non mastica il dialetto veneto, “palta” significa fango, ma non lasciatevi ingannare dal nome rustico: qui siamo di fronte a un gioiello di ingegneria vicentina che punta a risolvere il grande dilemma del gravel moderno, ovvero la scelta obbligata tra una bici da gara e una da avventura.
La filosofia del fango “veloce”
La terza generazione di questo modello iconico nasce sotto il segno della versatilità estrema. L’obiettivo dichiarato dai tecnici Basso era chiaro: non costringere l’utente a scegliere. La Palta III si propone come una gravel performante ma mai estrema, capace di trasformarsi a seconda di chi la pedala. Rispetto al passato, il telaio è stato ulteriormente affinato e alleggerito, fermando l’ago della bilancia a soli 970 grammi per la taglia M. Non male per una bici che promette di incassare colpi su ogni tipo di terreno.
Un telaio che sa dove flettere (e dove no)
Entrando nel vivo della tecnica, il cuore della Palta III è un mix sapiente di fibre di carbonio Torayca (prevalentemente T800 e M40JB). Quello che mi ha colpito è il lavoro sulla distribuzione della rigidità: hanno aumentato la reattività del movimento centrale del 19% e del carro del 12%, ma hanno saggiamente ridotto la rigidità del tubo sterzo del 15%. Perché? Per salvarvi le braccia. Questa scelta, unita alla forcella dal profilo unico, permette di assorbire le vibrazioni ad alta frequenza tipiche dello sterrato veloce, offrendo una guida molto più fluida e meno nervosa. Anche l’occhio vuole la sua parte: il perno della forcella sul lato destro è stato chiuso, rendendo la linea pulitissima e guadagnando qualcosa anche in aerodinamica.
Spazio alle gomme e spirito adventure
Se c’è una cosa che abbiamo imparato negli ultimi anni è che il volume d’aria fa la differenza. La Palta III ora accetta coperture generose, arrivando a 50 mm al posteriore e 52 mm all’anteriore. Questo apre scenari interessanti per chi ama il tecnico o vuole affrontare percorsi che fino a ieri erano territorio delle MTB.
Ma la vera anima “esploratrice” si vede nei dettagli: hanno inserito un vano portaoggetti con chiusura magnetica Fidlock nell’obliquo (perfetto per le camere d’aria e i tool) e hanno aggiunto una protezione in gomma sotto il telaio firmata Vibram. Un tocco di classe che protegge il carbonio dagli impatti senza rovinare l’estetica.
Geometrie più umane
A livello di quote, Basso ha deciso di non stravolgere un progetto che già funzionava, ma di affinarlo. Lo stack è stato leggermente aumentato per consentire una posizione più rilassata, ideale per chi passa in sella molte ore. Allo stesso tempo, il tubo orizzontale è diventato più sloping: questo significa che il reggisella esce di più dal telaio, avendo così più spazio per flettere e smorzare i colpi della strada. È una bici pensata per correre, certo, ma con un occhio di riguardo al comfort che serve quando i chilometri diventano tanti.
Allestimenti e personalizzazione
Basso continua a puntare forte sulla personalizzazione, permettendo di scegliere tra cockpit diversi (dall’integrato super leggero Fuga al sistema Strato con manubrio in carbonio) e vari gruppi, sia Shimano che SRAM. La Palta III si presenta con colorazioni eleganti come il Purple Dust o il Galaxy Dream, con prezzi che partono da 4.299 euro per la versione meccanica fino ad arrivare agli 8.499 euro del top di gamma con il nuovo SRAM Red XPLR. Per chi invece ha già i componenti nel cassetto e vuole solo il cuore della bici, il kit telaio è disponibile a 3.299 euro.



La Palta III sembra essere la maturazione definitiva di un progetto vincente. È una bici che non ha paura del cronometro ma che sorride a chi vuole montare le borse e partire per un weekend verso l’ignoto.
Il confronto con la seconda versione
Palta II VS Palta III
Mettere a confronto la Palta II (quella che abbiamo imparato ad amare negli ultimi cinque anni) e la nuova Palta III è il modo migliore per capire se il salto tecnologico vale l’investimento o se Basso ha solo dato una “rinfrescata” estetica.
Spoiler: le differenze ci sono e si sentono tutte, soprattutto sulla schiena e nella guida tecnica.
1. Il peso: una dieta intelligente
La Palta II era già una bici leggera per gli standard gravel, ma con la III Basso è scesa sotto la soglia psicologica del chilogrammo. Il telaio della Palta III pesa 970 grammi (taglia M), contro i circa 1.100 grammi della versione precedente. Parliamo di oltre 100 grammi risparmiati solo sul frame, a cui si aggiunge una forcella da 370 grammi. In salita, specialmente su pendenze a doppia cifra e fondo smosso, questa leggerezza si traduce in una reattività molto più marcata.
2. Geometrie: addio mal di schiena
Questa è forse la differenza più importante per chi non fa solo gare da 60 minuti.
Lo Stack: Sulla Palta III lo stack è più alto. Questo significa che il manubrio è posizionato leggermente più in alto rispetto alla Palta II, permettendo una postura meno “estrema” e più confortevole per il collo e la zona lombare durante i lunghi giri.
L’effetto Sloping: Il tubo orizzontale della III è più inclinato (sloping) rispetto alla II. Questo lascia più centimetri di reggisella scoperti. Più il tubo sella è lungo, più può flettere, fungendo da “ammortizzatore naturale” per le asperità del terreno.
3. Passaggio ruota: benvenuti nel “Gravel 2.0”
Qui c’è un salto generazionale netto. La Palta II arrivava a ospitare pneumatici fino a 42-45 mm, che fino a poco tempo fa erano lo standard. La Palta III alza l’asticella a 50 mm dietro e 52 mm davanti. Sembra poco, ma quegli 8-10 mm in più cambiano completamente la destinazione d’uso: con una gomma da 50 mm puoi abbassare le pressioni, avere un grip infinito in curva e affrontare tratti scassati che prima ti avrebbero costretto a scendere di sella.
4. Rigidità vs Comfort: un bilanciamento diverso
Mentre la Palta II puntava tutto sulla massima rigidità per trasmettere ogni watt, la III è più “intelligente”. Basso ha aumentato la rigidità dove serve (movimento centrale +19%) per non perdere l’anima racing, ma ha ammorbidito lo sterzo del 15%. La Palta II era a volte un po’ troppo nervosa e brusca sull’anteriore; la III è decisamente più comunicativa e “dolce” quando il sentiero diventa tecnico, stancando meno le braccia.
5. Integrazione e “Survival”
Sulla Palta II non avevi dove mettere gli attrezzi se non nelle borse esterne. La III introduce il vano integrato nel tubo obliquo con chiusura magnetica Fidlock. È una soluzione pulita ed elegante che abbassa il baricentro della bici. In più, la collaborazione con Vibram per la protezione del sottotelaio è un’esclusiva della nuova versione: la II era più esposta ai colpi dei sassi, mentre qui puoi spingere nel fango e tra le pietre con molta più serenità.





