Trecento punti. Tanto varrà dal prossimo anno una maglia iridata conquistata nel cross country olimpico, nel ciclocross, nel gravel o in una prova di resistenza su pista, quando quei punti verranno girati sul conto della squadra su strada del corridore. Per avere un metro di paragone, una vittoria di tappa al Tour de France oggi ne assegna 210. La riforma, annunciata dall’Unione Ciclistica Internazionale nell’autunno 2025 e ratificata a settembre, entra in vigore con la stagione 2027 e cambia, almeno in parte, il modo in cui WorldTeam e ProTeam guarderanno ai loro corridori multidisciplina.
Che cosa entra nel conto
Il perimetro è stretto, e volutamente selettivo. Per la mountain bike contano soltanto il Campionato del Mondo di cross country olimpico e la classifica generale finale della Coppa del Mondo XCO. Restano fuori le singole prove di Coppa, lo short track e la marathon. Lo stesso schema vale per il ciclocross: Mondiale e generale di Coppa del Mondo, mentre i due grandi circuiti belgi, Superprestige e X2O Trofee, non portano nulla al ranking stradale.
Il gravel, che una Coppa del Mondo non ce l’ha, entra con il solo Campionato del Mondo. Per la pista il riferimento sono alcune prove di Mondiale e Coppa del Mondo, con le tre specialità olimpiche di endurance, cioè inseguimento a squadre, omnium e madison, come base del calcolo.
Si assegnano 300 punti per il titolo mondiale élite e 200 per la vittoria della classifica generale di Coppa del Mondo, con valori a scalare per i piazzamenti.
Il paletto dei venti corridori
C’è però una condizione che ridimensiona parecchio la portata della norma. I punti ottenuti fuori dall’asfalto vengono conteggiati solo se il corridore rientra tra i primi venti della classifica interna della propria squadra, cioè nel gruppo di atleti che determina la posizione del team nel ranking. Nelle formazioni femminili la soglia scende a otto. I punti, inoltre, non finiscono nella classifica individuale su strada né in quella per nazioni: l’effetto è soltanto collettivo.
Tradotto, un biker o un crossista puro tesserato per una squadra stradale, ma senza risultati su strada, difficilmente vedrà i propri titoli trasformarsi in punti utili. A guadagnarci saranno i corridori già centrali nel progetto stradale che hanno anche una seconda vita nel fuoristrada.
Licenze e inviti, dove la riforma pesa davvero
Il motivo per cui le squadre seguono la vicenda con attenzione sta nel sistema delle licenze. Le licenze WorldTour vengono assegnate sulla base di una classifica che somma tre stagioni, e i primi tre ProTeam di ogni annata ricevono l’invito a tutte le corse WorldTour dell’anno successivo, Grandi Giri compresi. Un Mondiale di mountain bike o una Coppa del Mondo di ciclocross possono quindi diventare, per una formazione di seconda divisione, un tassello concreto nella corsa verso un invito al Tour de France. I punti raccolti nel 2027 e nel 2028 entreranno nel calcolo per le licenze WorldTour del 2029.
Pidcock e van der Poel, il caso che fa scuola
Gli esempi più immediati portano i nomi di Tom Pidcock e Mathieu van der Poel. Il britannico ha vinto il titolo mondiale XCO in Val di Sole nell’agosto 2026: se si ripetesse nel 2027, porterebbe 300 punti alla Pinarello-Q36.5, ProTeam che non nasconde l’ambizione di salire nel WorldTour. Una cifra che va comunque messa in prospettiva. Il secondo posto alla Milano-Sanremo di quest’anno gli aveva fruttato 640 punti, il settimo posto al Mondiale su strada 265. Il fuoristrada aiuta, ma non sostituisce una stagione su asfalto.
Van der Poel nel 2026 ha conquistato l’ottavo titolo mondiale di ciclocross e la classifica generale di Coppa del Mondo. Ripetere la doppietta nel 2027 significherebbe 500 punti per l’Alpecin-Premier Tech, una squadra che di punti stradali ne raccoglie già molti ma che, con un regolamento del genere, ha un motivo in più per assecondare gli inverni nel fango del suo capitano.
Il rebus della pista
La pista è il terreno dove il regolamento lascia ancora margini di interpretazione. Alcune simulazioni sul Mondiale di Shanghai 2026 avevano attribuito fino a 630 punti a Tim Torn Teutenberg, in uscita dalla Lidl-Trek e diretto alla Soudal, e 425 al portoghese Iúri Leitão della Caja Rural-Seguros RGA. La documentazione UCI, però, indica come base le tre prove olimpiche di endurance, e il titolo di Teutenberg nell’eliminazione non rientrerebbe quindi nel conteggio. Per Leitão l’oro nell’omnium varrebbe 300 punti, ai quali se ne aggiungerebbero 125 per l’argento nella madison con Ivo Oliveira, nell’ipotesi che i punti di una prova a coppie vengano divisi in parti uguali. Proprio la ripartizione nelle specialità di squadra è uno degli aspetti che attendono un’interpretazione definitiva.
E il gravel?
Per il nostro mondo la novità ha un valore anzitutto simbolico, ma tutt’altro che trascurabile. Il Mondiale gravel UCI, spesso guardato con una certa sufficienza dal gruppo stradale, entra ufficialmente nella contabilità delle squadre. Trecento punti per una maglia iridata gravel sono un incentivo concreto perché i team schierino corridori competitivi e non solo atleti in cerca di un’ultima uscita a fine stagione. Resta il limite dei venti: per far pesare il titolo, il vincitore deve essere anche un uomo di punta della squadra su strada. Il che, in fondo, conferma ciò che si vede da qualche anno sugli sterrati iridati, dove a giocarsi la vittoria sono sempre più spesso corridori del WorldTour.
Il progetto Decathlon CMA CGM
La riforma arriva mentre alcune squadre costruiscono progetti dichiaratamente multidisciplina. La nuova formazione femminile Decathlon CMA CGM, con licenza Women’s ProTeam, debutterà nel 2027 con l’obiettivo di far crescere atlete provenienti da strada, mountain bike e ciclocross. Tra i nomi accostati al progetto ci sono la neozelandese Samara Maxwell e l’altoatesina Greta Seiwald, entrambe di estrazione biker, anche se la loro presenza nel roster stradale al momento non è confermata. Con la soglia fissata a otto atlete per le squadre femminili, una campionessa del mondo di cross country che corre anche su strada potrebbe pesare in modo significativo sul ranking di una formazione.
Ci vediamo sugli sterrati.






