Il gravel a tappe ha trovato in Sudafrica il suo laboratorio più ambizioso, e la seconda edizione della Nedbank Gravel Burn si è aperta con un acuto italiano. Mattia De Marchi ha vinto la prima frazione, da Graaff-Reinet a Blaauwater, in 2 ore 36 minuti e 49 secondi, lasciando a 13 secondi i due sudafricani della Toyota Specialized Imbuko, Marco Willie Joubert e Travis Stedman. Tra le donne la giornata è andata alla tedesca Nele Laing, davanti all’americana Alexis Skarda e alla sudafricana Hayley Preen.
Una corsa nata per diventare un riferimento
La Gravel Burn è la creatura di Kevin Vermaak, l’uomo che ha inventato la Cape Epic, e porta nel gravel la stessa impostazione: sette giorni di gara, campi tendati allestiti da zero in mezzo al nulla, una produzione televisiva di alto livello e un campo partenti che mescola professionisti e amatori. A differenza della sorella maggiore in mountain bike, qui si corre da soli, senza compagno di squadra, e con manubrio da gravel. Il format è pro-am, con venti categorie d’età dai 18 ai 75 anni e circa 500 iscritti, e il montepremi è identico per uomini e donne.
L’edizione 2026 cambia geografia rispetto al debutto dello scorso anno. Si parte da Graaff-Reinet, quarta città più antica del Sudafrica e porta d’accesso al Grande Karoo, e si arriva sabato 31 ottobre alla Shamwari Private Game Reserve, nel bushveld del Capo Orientale, terra dei Big Five. L’organizzazione dichiara 750 km complessivi. Tre località ospitano i corridori per due notti consecutive, una scelta che semplifica la logistica e accorcia i trasferimenti.
Il percorso tappa per tappa
La prima settimana si gioca tutta sugli altipiani semidesertici del Karoo, tra strade di fattoria, passi in quota e fondi spesso sconnessi. Questa la sequenza delle frazioni con le distanze ufficiali:
Tappa 1, 25 ottobre: Graaff-Reinet – Blaauwater, 90 km
Tappa 2, 26 ottobre: Blaauwater – Blaauwater, 105 km
Tappa 3, 27 ottobre: Blaauwater – Merino, 137 km
Tappa 4, 28 ottobre: Merino – Merino, 61 km
Tappa 5, 29 ottobre: Merino – Gwanishi, 128 km
Tappa 6, 30 ottobre: Gwanishi – Shamwari, 76 km
Tappa 7, 31 ottobre: Shamwari – Shamwari, 94 km
La terza tappa è la più lunga e passa per il Wapadsberg Pass prima di chiudere con l’ascesa allo Swaershoek Pass. Dopo la sesta frazione è previsto un trasferimento neutralizzato di 33 km per entrare nella riserva, dove l’ultima giornata disegna un circuito tra elefanti, rinoceronti e leoni. La sera della terza tappa torna la Night Burn, un criterium a eliminazione in notturna riservato ai qualificati e alle wild card.
La prima tappa: Conical Peak e poi tutti a tutta
I 90 km d’apertura, con 1.450 metri di dislivello positivo e 700 di negativo, sono partiti con 5 km di asfalto prima di aprirsi su ampie strade bianche. Il punto chiave era il Conical Peak, al chilometro 41: una salita regolare che negli ultimi 3 km si impenna fino alla vetta, seguita da una discesa tecnica e da una seconda metà veloce verso il primo Burn Camp, ai piedi dei monti Lootsberg.
La corsa è rimasta compatta fino in fondo. Nove corridori sono arrivati racchiusi in 23 secondi, segno di una tappa decisa più dalla velocità che dalla selezione in salita. De Marchi, che corre per The Grip, ha avuto lo spunto migliore sui due uomini di casa. Il campione uscente Matt Beers, quattro volte vincitore della Cape Epic e nono ai recenti Mondiali gravel in Australia, ha chiuso quinto a 19 secondi, con il suo compagno di Cape Epic Tristan Nortje sesto. Tra i primi dieci c’è anche Filippo Colombo, reduce dal podio nell’ultima prova di Coppa del Mondo XCO negli Stati Uniti. Il primo a staccarsi in modo netto è stato l’americano Cole Davis, decimo a oltre due minuti.
Ordine d’arrivo, uomini:
Mattia De Marchi (ITA) — 2:36:49
Marco Willie Joubert (RSA) — +0:13
Travis Stedman (RSA) — +0:13
Hugo Drechou (FRA) — +0:15
Matthew Beers (RSA) — +0:19
Tristan Nortje (RSA) — +0:20
Jaedon Terlouw (RSA) — +0:20
Eddy Le Huitouze (FRA) — +0:20
Filippo Colombo (SUI) — +0:23
Cole Davis (USA) — +2:28
Fuori dalla top ten restano diversi nomi attesi alla vigilia: i due volte iridati marathon Henrique Avancini e Andreas Seewald, lo svizzero Simon Pellaud, secondo assoluto nel 2025, e il campione nazionale sudafricano marathon Marc Pritzen. Distacchi che, su una settimana di questo tipo, possono pesare poco o molto a seconda di come si comporteranno le tappe lunghe.
Laing prende subito il comando tra le donne
La gara femminile, con 26 professioniste al via, ha premiato Nele Laing della Canyon DT Swiss, quarta ai Mondiali gravel di poche settimane fa. Seconda Alexis Skarda della SCOTT-SRAM, che in ottobre aveva vinto la Little Sugar, terza Hayley Preen della ChemChamp Honeycomb, già sul podio finale lo scorso anno per pochi secondi. La campionessa uscente Axelle Dubau-Prévot, che nel 2025 aveva ribaltato un ritardo di quasi nove minuti nell’ultima tappa, non è sul podio di giornata. Al via ci sono anche la vincitrice della Parigi-Roubaix 2023 Alison Jackson e la bronzo mondiale gravel Larissa Hartog.
Lunedì si resta a Blaauwater per un anello di 105 km interamente sterrato, con lo stesso dislivello della prima tappa. Si comincia con i 7 km del Tafelkop e si prosegue sul Leeukop, cinque chilometri ondulati pieni di false vette, dove è collocato il Toyota Power Climb. Il terreno ideale per capire chi ha davvero le gambe per arrivare a Shamwari in testa.
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