L'invasione non è ancora finita!
Dopo le biciclette e i bike computer, ora tocca all'abbigliamento. Ecco alcuni brand che vedremo in Europa nel prossimo futuro
Per decenni il guardaroba del ciclista, dal professionista al ciclista della domenica, ha parlato quasi esclusivamente europeo.
Negli ultimi anni, però, una nuova generazione di brand cinesi ha iniziato a insidiare questo predominio, vendendo direttamente al consumatore europeo attraverso e-commerce proprietari, con prezzi spesso dimezzati rispetto ai marchi storici e una qualità che, secondo diversi test indipendenti, si sta avvicinando rapidamente agli standard occidentali.
Per chi affronta gravel, granfondo o semplici uscite di allenamento con un occhio al portafoglio, capire chi sono questi produttori e cosa offrono è ormai una questione di attualità, non di curiosità.
Santic, pionere che guarda al Tour de France
Tra i marchi cinesi, Santic è probabilmente quello con la storia più lunga e strutturata. Fondata nel 2005 e con sede a Hong Kong, Santic Group è oggi una multinazionale dell’abbigliamento sportivo e delle calzature tecniche, con radici in Cina e presenza strategica in tutta Asia. L’azienda dispone di centri di ricerca e sviluppo a Quanzhou e Dhaka, filiali commerciali negli Stati Uniti, in Giappone e in Europa, e basi produttive in Cina, Bangladesh e Cambogia.
Il dato che più colpisce è la scala industriale: Santic conta quattro siti produttivi per un totale di 59 linee di produzione, con una capacità di 880.000 pezzi al mese, e una filiera allargata capace di arrivare a 4,5 milioni di pezzi mensili. Sul piano sportivo, il brand rivendica un posizionamento di prestigio: Santic è il primo marchio cinese di abbigliamento ciclistico ad approdare al Tour de France, ed è diventato fornitore ufficiale di eventi come il Tour of Qinghai Lake, il Tour of Hainan Island, il Tour of Taihu Lake e il Tour of Guangxi, oltre che della nazionale cinese di triathlon.
Lameda e Darevie, la scommessa sul gravel e il su misura
Due nomi che stanno guadagnando terreno specificamente tra i praticanti di gravel e granfondo sono Lameda e Darevie.
Lameda è un marchio di abbigliamento ciclistico nato a Hangzhou, nello Zhejiang, che punta su capi tecnici a prezzo accessibile con un design piuttosto riconoscibile. Un recente test comparativo condotto da una testata specializzata olandese ha messo alla prova alcuni capi del marchio, incluso un bib con tasche laterali pensato proprio per l’uso gravel: il modello SoulWing con tasche cargo si inserisce nel trend attuale del gravel, offrendo spazio extra per gel, telefono o piccoli oggetti da tenere a portata di mano durante l’uscita. Lo stesso test segnala però una vestibilità piuttosto ridotta rispetto alla taglia dichiarata, un elemento da tenere presente per chi ordina online dall’Italia.
A livello industriale, Lameda dichiara un giro d’affari annuo di circa 9,4 milioni di dollari e l’esportazione in oltre cento paesi, numeri che ne fanno uno dei player più strutturati del segmento ODM.
Darevie, con sede nel distretto di Panyu a Guangzhou, si distingue invece per un servizio raro nel segmento budget: la possibilità di personalizzare individualmente la lunghezza di braccia, gambe e busto dei capi da ciclismo o running, per una vestibilità su misura, oltre a una gamma che copre esplicitamente strada, gravel, mountain bike e triathlon. Il marchio opera con una propria manifattura interna e rivendica certificazioni OEKO-TEX per i materiali impiegati.
YKyWBike e AEC.Cyclist, la personalizzazione come marchio di fabbrica
YKyWBike, il cui nome per esteso richiama il concetto “Your Kit Your Way”, è un marchio professionale di abbigliamento da ciclismo focalizzato su capi e accessori per il ciclismo su strada, con oltre otto anni di esperienza in design e produzione e una propria fabbrica dedicata all’abbigliamento sportivo, fitness e da bici. Il posizionamento comunicativo insiste sulla libertà di scelta del cliente, con un catalogo ampio che spazia da maglie e bib a manicotti, gambali, calzini e accessori tecnici, offerti anche in modalità OEM e ODM per squadre e rivenditori.
Più giovane e orientato a un’estetica decisamente più audace è AEC.Cyclist, marchio che si presenta con il claim “Active Explore Cycling” e rivendica una storia di abbigliamento ciclistico premium a partire dal 2022. Il catalogo, con capi che negli store ufficiali sono proposti indicativamente tra i 40 e i 100 dollari, punta su grafiche accese e su una comunicazione social molto attiva, con un chiaro posizionamento verso un pubblico giovane e attento all’estetica oltre che alla prestazione.
Hypersupp, il ponte tra moda e prestazione
Il caso più interessante dal punto di vista mediatico è probabilmente quello di hypersupp, marchio con base a Shanghai che negli ultimi mesi ha attirato l’attenzione di diverse testate e canali specializzati europei.
La rivista britannica Cyclist lo ha inserito tra le novità di tendenza nel proprio giro di segnalazioni sul mercato, mentre diversi recensori indipendenti su YouTube hanno testato bib e maglie del marchio descrivendolo come una sorpresa positiva nel segmento qualità-prezzo.


Il brand comunica la propria identità con lo slogan “provide hyper supplies for worldwide cyclists” e punta su una linea distintiva chiamata SUPP, pensata per unire l’estetica streetwear alla funzionalità tecnica da prestazione, un ibrido che riflette una tendenza più ampia dell’abbigliamento ciclistico contemporaneo verso l’incrocio tra moda e sport.
Cosa significa per il ciclista italiano
Dopo l’invasione dei telai cinesi e dei bike computer, è arrivata anche quella dell’abbigliamento. Nel giro di pochi anni i marchi made in China sono passati dall’essere semplici subfornitori OEM per i grandi brand europei a produttori con un nome proprio, un sito e-commerce e una comunicazione social sempre più curata, capaci di intercettare direttamente il cliente finale senza passare da un negozio o da un distributore italiano. Non è più solo una questione di telai in carbonio o di GPS da manubrio: ora la sfida si gioca anche sul tessuto tecnico, sulla cucitura del fondello e sulla vestibilità di un bib.
Ad ognuno di noi il compito di valutare la qualità dei materiali e decidere se affidarsi a un brand europeo, con la sua storia, la sua rete di assistenza e il suo prezzo più alto, oppure a un marchio cinese, spesso più conveniente e in rapida crescita qualitativa, ma ancora meno strutturato sul territorio quando si tratta di un reso o di una taglia sbagliata. Non esiste una risposta univoca: esiste solo la consapevolezza di chi sceglie sapendo cosa sta comprando, e perché.
Ci vediamo sugli sterrati.
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