Dopo anni di resistenza, la Vuelta a España si arrende al fascino dello sterrato. La tappa 6, in programma giovedì 27 agosto da Alcossebre a Castelló, porterà per la prima volta nella storia della corsa spagnola un vero e proprio settore gravel, inserito non a caso nel punto più delicato del percorso, a ridosso della vetta del Puerto de El Bartolo.
Un tabù che cade dopo decenni
Mentre il Tour de France include tratti in pavé fin dagli anni Sessanta e il Giro d’Italia ha ormai fatto delle strade bianche toscane un appuntamento fisso, la Vuelta aveva sempre tenuto le distanze dallo sterrato. L’unica eccezione risaliva al 2019, quando un breve tratto sterrato comparve sulla tappa andorrana numero 9, vinta all’epoca da un giovane Tadej Pogačar. Da allora, nessun altro esperimento, fino a questa edizione 2026.
Il settore scelto dagli organizzatori misura 3,5 chilometri, una distanza modesta se paragonata ai trenta chilometri di strade bianche toscane della scorsa stagione o ai venti di pavé proposti dal Tour de France nel 2022. Ciò che rende il tratto spagnolo particolarmente insidioso non è la lunghezza, ma la collocazione: lo sterrato arriva a poca distanza dalla cima del Puerto de El Bartolo, salita di prima categoria mai utilizzata prima in una corsa professionistica, con pendenze medie dell’undici per cento che toccano punte del sedici e del venti per cento in alcuni tratti.
Il percorso
La sesta frazione della Vuelta 2026 si snoda per 177,4 chilometri, con un dislivello complessivo di 2.984 metri. La partenza da Alcossebre è fissata per le 13:11, mentre l’arrivo a Castelló, capoluogo della provincia più settentrionale della Comunità Valenciana, è previsto per le 17:18.
Dopo un avvio costiero, il tracciato si addentra nell’entroterra per i primi sessantasei chilometri, affrontando due ascese di categoria inferiore che potrebbero favorire la formazione della fuga di giornata: il Puerto de la Serratella, quattordici chilometri al 3,8 per cento con gran premio della montagna al chilometro 44,6, e il Coll de la Bandereta, quattro virgola sei chilometri al 6,7 per cento al chilometro 66,1. Il traguardo volante di giornata è collocato a Benicàssim, al chilometro 120,1.
La seconda parte della tappa concentra le insidie principali. Prima il Desierto de las Palmas, salita di seconda categoria di 7,6 chilometri al 4,9 per cento al chilometro 128,5, poi l’ascesa decisiva verso El Bartolo, prima categoria di 9,4 chilometri al 7,1 per cento con gran premio della montagna al chilometro 156,8. È proprio nel tratto finale di questa salita che si trova il settore sterrato, immediatamente seguito da un ultimo strappo asfaltato al dodici per cento prima della vetta. Dalla cima, una discesa veloce di undici chilometri porta i corridori verso Castellón, dove gli ultimi nove chilometri pianeggianti chiuderanno la tappa.
Un finale che non perdona errori
La combinazione tra sterrato, pendenze estreme e stretti tornanti rende il Bartolo un terreno potenzialmente pericoloso per chi dovesse forare o subire un problema meccanico proprio nel punto più impegnativo della salita. Con l’arrivo così vicino alla sommità e con l’intero tratto residuo in discesa, recuperare terreno perso in quella fase risulterebbe estremamente complicato.
Pau Martí, corridore della NSN e tra i pochi originari della regione valenciana presenti in questa edizione della corsa, ha descritto El Bartolo come una salita molto impegnativa, sottolineando come lo sterrato appaia comunque abbastanza compatto e privo di tratti eccessivamente sconnessi, tanto da non richiedere particolari accorgimenti sulla scelta delle gomme se non una lieve riduzione della pressione. Il corridore, abituale protagonista anche nel ciclocross, ha aggiunto che la discesa successiva presenta tratti tecnici, terreno sul quale si è detto comunque a proprio agio.
Anche Pedro Horrillo, ex professionista con un passato da specialista delle classiche del pavé e oggi collaboratore di Unipublic, organizzatore della corsa, si è espresso a favore dell’inserimento dello sterrato, purché non comprometta la sicurezza dei corridori. Secondo Horrillo, la presenza di un settore gravel costringe chi punta alla vittoria finale a dimostrarsi un corridore completo, capace di difendersi anche su terreni non convenzionali, in linea con una tendenza già consolidata al Giro e al Tour.
Pogačar il grande favorito
Vista la condizione attuale dello sloveno della UAE Team Emirates, il suo score di vittorie in questa edizione della Vuelta e i precedenti sia alla Strade Bianche sia alla Parigi-Roubaix, Tadej Pogačar parte con i favori del pronostico anche su questo terreno inedito. Resta da capire quale approccio sceglierà lo sloveno e quale ruolo potrà giocare Wout van Aert, l’altro grande interprete delle corse su pavé e sterrato presente al via, qualora la tappa dovesse decidersi in una fuga da lontano.
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