La vittoria di Pogačar è una sconfitta per l'Italia
Milano-Sanremo: il grido d’allarme di Tadej tra pericoli stradali e un futuro incerto
Non è solo una questione di gambe, di tattica o di quella “maledetta” Cipressa che non sembra mai abbastanza dura per fare la differenza. Per Tadej Pogačar, la Milano-Sanremo è diventata una sfida che va oltre il cronometro, toccando un tasto sempre più sensibile nel ciclismo moderno: la sicurezza stradale.
Le recenti dichiarazioni del fuoriclasse sloveno, raccolte dopo l’ultima tesissima edizione della “Classicissima”, hanno scosso l’ambiente, aprendo un dibattito profondo sulla natura stessa di questa corsa e sui rischi che i corridori sono costretti a correre, non solo in gara ma soprattutto durante i sopralluoghi e gli allenamenti.
Pogačar non ha usato giri di parole, definendo il traffico sulle strade costiere della Liguria come “quasi criminale”. Un’affermazione forte, che arriva da un atleta abituato a sfidare il limite in ogni discesa, ma che sottolinea una realtà sempre più difficile da ignorare. Secondo lo sloveno, allenarsi sul percorso della Sanremo, tra auto, mezzi pesanti e l’urbanizzazione selvaggia della via Aurelia, è diventato un azzardo che mette a repentaglio l’incolumità dei professionisti.
“Si rischia la vita in ogni uscita di allenamento”, ha ribadito il capitano della UAE Team Emirates, lasciando intendere che il suo rapporto d’amore e odio con la Classicissima di Primavera potrebbe aver raggiunto un punto di rottura.
Il fulcro della questione non risiede solo nei trecento chilometri di gara, dove le strade sono blindate, ma nel processo di avvicinamento e nella filosofia stessa della corsa. La Sanremo richiede una precisione maniacale nel posizionamento, una frenesia che aumenta i rischi di cadute collettive in tratti apparentemente innocui. Se a questo si aggiunge la frustrazione per un traffico stradale che non rispetta chi pedala, lo scenario diventa cupo. Pogačar ha ammesso che, nonostante i lavori per le nuove piste ciclabili lungo la costa facciano ben sperare per il futuro del cicloturismo, la convivenza tra il gruppo dei professionisti e il traffico ordinario durante la preparazione è ormai insostenibile.
Queste riflessioni aprono un interrogativo pesante: vedremo ancora Tadej puntare con determinazione al Monumento ligure nelle prossime stagioni?
Il “Cannibale” moderno ha lasciato intendere che potrebbe prendersi una pausa da queste strade, forse preferendo concentrarsi su obiettivi dove il fattore rischio ambientale è gestito diversamente o dove il percorso permette una selezione più naturale e meno caotica.
Per il mondo del ciclismo, e per noi di gravelnews.it che seguiamo con attenzione anche l’evoluzione delle infrastrutture e della sicurezza, le parole di Pogačar devono suonare come un monito. Se persino il corridore più forte del mondo inizia a temere la strada, significa che il limite è stato superato.
Possiamo solo immaginare la cassa mediatica delle parole di un campione simile. Una frase del genere butta all’aria anni di promozione turistica di una regione che, non ce ne vogliano gli amici liguri, si base ormai solo ed esclusivamente sul turismo.
Immaginate cosa potrebbe essere la Liguria, con i suoi panorami, il suo clima mite, la cucina, il mare e tutte le bellezze dell’entroterra, se fosse presa “d’assalto” da turisti in bicicletta che potrebbero godere di questa regione per tutto l’anno.
La miopia degli italiani è inguaribile, copiare quello che stanno facendo all’estero non è poi così difficile.


