La Tro-Bro Léon
L'inferno dell'ovest torna domenica 10 maggio!
Nel calendario del ciclismo professionistico esistono gare che vivono di luce propria, indipendentemente dal riflettore mediatico che le illumina.
La Tro-Bro Léon è una di queste: nata in Bretagna, nell’estremità nord-occidentale della Francia, da subito soprannominata “la piccola Parigi-Roubaix” per via dei lunghi tratti di pavé, di sterrato e di fango che la caratterizzano, questa classica ha costruito nel tempo una reputazione solida, autentica, capace di attrarre appassionati e corridori che cercano ciclismo nella sua forma più cruda.
Un nome, una terra, una lingua
Il nome stesso della corsa racconta già tutto ciò che occorre sapere sulla sua anima. Tro-Bro Léon significa “Giro del Paese del Léon” in bretone, la lingua celtica da cui prende origine l’intera storia della manifestazione. Quella bretone non è una lingua qualsiasi: è il simbolo di una regione fiera della propria identità, culturalmente distinta dal resto della Francia, gelosamente custode di tradizioni millenarie. Ed è proprio questa fierezza che ha dato vita alla corsa.
Nel 1984, ispirato dalla Parigi-Roubaix 1983 vinta da Hennie Kuiper, Jean-Paul Mellouët ha ideato la Tro-Bro Léon con l’intento di racimolare i fondi necessari a salvare dal fallimento la scuola Diwan di Ploudalmézeau, un istituto dove l’insegnamento avveniva interamente in lingua bretone. La scuola da salvare, dunque, come atto fondativo di una corsa ciclistica. Un dettaglio che da solo spiega perché la Tro-Bro Léon non sia mai diventata una gara come le altre.
Mellouët, grafico di professione e ciclista mediocre per sua stessa ammissione, aveva un’idea precisa di come dovesse essere quella corsa. Come ha spiegato a un giornalista: “Come trovavo che tutte le gare si somigliassero, ho deciso di farla percorrere per le strade traverse, i famosi ribinoù.” Da quella scelta nasce la differenza.
I ribinoù: l’anima selvaggia della Bretagna
I ribinoù sono il cuore pulsante della Tro-Bro Léon. Il termine bretone indica tutti i tipi di strade in cui non c’è asfalto: pavé, sterrato, terra battuta, fango, sentieri agricoli che si snodano nelle zone rurali del Finistère. Non si tratta di semplici settori come quelli della Parigi-Roubaix: i ribinoù attraversano proprietà private, cortili di fattorie, campi aperti, zone isolate dove il soccorso ai corridori vittime di forature o cadute diventa spesso un’impresa logistica.
In un mix letale tra strada e sterrato, ogni edizione include decine di questi settori: nel 2024 ne sono stati affrontati ben 29, per un totale di 34,6 chilometri su un percorso complessivo di oltre 200 km. Nel 2025, l’edizione più recente, i settori di ribinoù erano ancora 29, per 34,3 chilometri complessivi di fondo non asfaltato distribuiti lungo i 203,8 chilometri da percorrere tra Le Carpont Plouguin e Lannilis, sede tradizionale di arrivo.
Una particolarità tecnica che rende questa gara unica rispetto a qualsiasi altra nel panorama professionistico: dalla sua creazione, il fondatore Jean-Paul Mellouët non ha mai disegnato due percorsi identici, garantendo ad ogni edizione una sorpresa diversa, un dosaggio differente di difficoltà, una distribuzione inedita dei settori.
Da gara dilettantistica a UCI ProSeries
Per quindici anni la Tro-Bro Léon è rimasta una competizione riservata ai dilettanti, nota solo agli appassionati bretoni e a pochi intenditori. Nel 1999 è stata aperta ai professionisti, e dal 2005 al 2019 ha fatto parte del circuito UCI Europe Tour come evento di classe 1.1, mentre dal 2021 fa parte del circuito UCI ProSeries. L’ascesa di categoria ha portato con sé un’attenzione crescente da parte delle squadre WorldTour, che oggi considerano la corsa bretone un appuntamento di rilievo nel proprio calendario di primavera.
La gara, che rientra anche nel calendario della Coppa di Francia, si disputa tradizionalmente in maggio, spesso in concomitanza con le prime tappe del Giro d’Italia. Questo posizionamento in calendario è stato spesso criticato come inadeguato per far risaltare la magia di una corsa stretta parente della ben più rinomata Parigi-Roubaix. Nonostante questo svantaggio strutturale, l’edizione 2025 ha visto al via otto formazioni WorldTour tra le ventidue squadre partecipanti, a dimostrazione del crescente prestigio della manifestazione.
Le curiosità che la rendono leggendaria
La Tro-Bro Léon non è soltanto una gara di ciclismo: è un evento folcloristico che affonda le radici nella cultura agricola della Bretagna. Il dettaglio più celebre, quello che più di ogni altro identifica la corsa nell’immaginario collettivo, riguarda il premio speciale riservato al miglior corridore bretone al traguardo: un porcellino offerto dai Giovani Agricoltori di Lannilis, presente come tradizione dal 2006. Nel 2025, il destinatario di questo singolare riconoscimento è stato Valentin Madouas (Groupama-FDJ), giunto terzo in gara: il maialino è stato battezzato Léon, come da tradizione.
Altrettanto caratteristici sono i manifesti illustrati che ogni anno il fondatore Mellouët realizza per presentare l’edizione. Grafico di professione, dal 2015 Mellouët crea le locandine della Tro-Bro Léon intorno al simbolo del porcellino, diventato il soggetto irrinunciabile della manifestazione.



La presentazione delle squadre avviene con la degustazione del kig a farz, il piatto tradizionale del Léon, mentre le ostriche aprono i conviti. Otto bus vengono noleggiati dagli organizzatori per accompagnare il pubblico lungo i settori più spettacolari del percorso. Tutto, in questa gara, parla di Bretagna.
Le vittorie italiane: Vendrame e Nizzolo nella storia
Nonostante il percorso sembri teoricamente più adatto ai corridori del nord Europa, abituati al pavé e alle condizioni atmosferiche avverse che caratterizzano quasi ogni edizione, l’Italia ha saputo lasciare un segno importante nel palmares della corsa bretone.
La prima affermazione azzurra è arrivata nel 2019 con Andrea Vendrame. Il corridore veneto, nativo di Conegliano, ha conquistato Lannilis in un’edizione con podio tutto internazionale, composto da un italiano, un belga e un norvegese. Vendrame, allora in forza all’Androni Giocattoli-Sidermec, ha dimostrato come le strade bretoni potessero esaltare anche le caratteristiche tecniche di un corridore italiano con spiccata propensione per le gare impegnative.
L’attesa per il secondo sigillo tricolore è durata quattro anni. Nel 2023, in quella che era la sua prima partecipazione alla corsa, Giacomo Nizzolo ha scritto un’altra pagina italiana nella storia della Tro-Bro Léon. L’ex campione europeo ha conquistato la classica bretone entrando nell’attacco giusto e anticipando in una volata a sette il giovane belga Arnaud De Lie (Lotto Dstny) e l’olandese Nils Eekhoff (Team DSM). Per il brianzolo della Israel-Premier Tech si trattava del primo successo stagionale, arrivato dopo più di nove mesi senza vittorie. “Era la mia prima volta qui e devo ammettere che è una corsa molto speciale, in cui devi prestare attenzione a ogni metro”, ha dichiarato Nizzolo al termine di una giornata che lo aveva visto anche protagonista di una foratura a 23 chilometri dall’arrivo, dalla quale era riuscito a rientrare sul gruppo di testa con una prestazione di carattere notevole.
Due vittorie in cinque anni per i corridori italiani: un bilancio che conferisce all’Italia un posto di rilievo nella storia recente di questa classica.
L’edizione 2025: Tronchon tra cadute e forature
L’edizione 2025, la quarantunesima della storia, si è disputata l’11 maggio in condizioni di maltempo che hanno ulteriormente esaltato il carattere selettivo della corsa. La pioggia, scesa copiosa sul Finistère, ha reso i 29 settori di ribinoù delle impervie piste di fango, mettendo a dura prova la lucidità, la pazienza e le capacità di guida dei corridori.
A vincere è stato il francese Bastien Tronchon, che insieme al compagno di squadra Pierre Gautherat ha confezionato una memorabile doppietta per la Decathlon AG2R La Mondiale. Il ventitrenne di Chambéry ha costruito la sua vittoria in modo rocambolesco: dopo aver attaccato a 50 chilometri dall’arrivo, ha sbagliato strada ed è in seguito incappato in una doppia foratura. Nonostante questi imprevisti, Tronchon ha trovato le energie per rimontare, riportarsi in testa alla corsa e conquistare il successo nel finale in compagnia di Gautherat, dopo che il norvegese Fredrik Dversnes (Uno-X Mobility), che sembrava avere la vittoria in pugno, era caduto due volte nell’arco degli ultimi chilometri. Il terzo posto è andato a Valentin Madouas, che oltre al podio ha ricevuto il suo maialino.
La Tro-Bro Léon è tutto questo: una corsa che non perdona gli errori, che punisce le distrazioni, che premia il coraggio e la resistenza. Una gara nata per salvare una scuola e diventata, nel tempo, uno dei monumenti alternativi del ciclismo europeo. Un appuntamento da segnare in calendario ogni maggio, quando la Bretagna torna a essere la capitale del ciclismo più autentico.









