Il mercato della bicicletta in Italia chiude il 2025 ancora in rosso
Meno 4% sulle vendite sull'anno precedente
Il settore ciclistico italiano archivia un altro anno difficile. I dati presentati da Confindustria ANCMA il 31 marzo scorso presso lo stabilimento Pirelli di Bollate, in provincia di Milano, fotografano un mercato che non riesce a invertire la rotta: nel 2025 le vendite complessive di biciclette tradizionali ed e-bike si sono fermate a 1.303.000 unità, con un calo del 4% rispetto al 2024. Nel dettaglio, le biciclette a pedalata muscolare scendono a 1.047.000 pezzi, segnando un -3%, mentre le e-bike accusano la flessione più marcata, con 256.000 unità vendute e un -7% sull’anno precedente.
Il quadro, però, non è uniforme. Dietro al dato aggregato, che in apparenza conteneva la perdita, si celano sofferenze ben più acute nel canale specializzato, ovvero quella rete di negozi di settore che rappresenta il punto di riferimento per la grande maggioranza delle imprese associate e per il consumatore appassionato. Le vendite di e-bike attraverso i rivenditori specializzati sono calate del 14%, mentre la bici muscolare ha ceduto l’8%. A compensare parzialmente questi numeri negativi è stata la crescita di altri canali, dalla grande distribuzione specializzata all’e-commerce, che hanno redistribuito gli equilibri del sell-out ma non hanno risolto le criticità strutturali del comparto.
Sul fronte industriale arrivano segnali diversi.
La produzione di biciclette tradizionali cresce a 1.805.000 unità, con un incremento del 6%, mentre l’export raggiunge quota 1.042.000 pezzi, in aumento dell’11%. Ancora più significativo il dato in valore: le esportazioni di biciclette salgono da 276 a 317 milioni di euro, pari a un +14,8%, a fronte di un import che si contrae da 136 a 133 milioni di euro (-2,2%). Segnali che confermano la tenuta competitiva della produzione italiana sui mercati internazionali, nonostante la debolezza interna.
Più complesso il quadro dell’e-bike, che nel 2025 ha registrato una battuta d’arresto su tutti i fronti. La produzione è scesa a 281.000 unità (-17%), l’export a 107.000 pezzi (-20,7%), l’import a 82.000 unità (-7,8%). In valore, l’export di e-bike è passato da 153 a 139 milioni di euro (-9,2%) e l’import da 138 a 124 milioni (-10%). Un arretramento generalizzato che riflette sia la contrazione della domanda sia le distorsioni generate dalla diffusione di veicoli impropriamente commercializzati come biciclette elettriche, un fenomeno che ANCMA ha indicato come una delle principali criticità del segmento.
La bilancia commerciale complessiva del settore rimane positiva, attestandosi a +172 milioni di euro contro i +175 milioni del 2024, segno che la filiera italiana mantiene una propria capacità competitiva anche in una fase di mercato difficile. A sostenere questo profilo contribuisce la componentistica, con l’export di parti di biciclette che sale a 550 milioni di euro (+14,5%), sebbene l’import cresca in misura più accentuata, a 577 milioni (+25,4%).
Il presidente di ANCMA Mariano Roman ha parlato di “uno degli anni più complessi degli ultimi tempi per il mercato nazionale”, sottolineando come la lettura dei dati “faccia risuonare un campanello d’allarme”. Roman ha ribadito le priorità dell’associazione nei confronti della politica: continuare le attività di contrasto ai veicoli elettrici illegalmente classificati come bici, sostenere il mercato interno, tutelare il ruolo del retail specializzato e accompagnare lo sviluppo della mobilità ciclistica con infrastrutture adeguate e politiche industriali coerenti con il peso economico e occupazionale del comparto.
Per un settore come quello del gravel e della mountain bike, dove la rete dei negozi specializzati resta il principale punto di contatto tra il consumatore e il prodotto, questi dati non sono una questione distante. La contrazione del canale specializzato incide direttamente sulla qualità del servizio, sulla consulenza tecnica e sulla cultura del prodotto che distingue la bicicletta da sport e avventura da un semplice mezzo di trasporto. Il 2025 ha messo in luce quanto sia urgente un cambio di passo, non solo nelle vendite, ma nell’ecosistema che le supporta.


