Il cambio di paradigma
La vera innovazione nella MTB dopo l'introduzione della ruota da 29 pollici
Per oltre cent’anni, la copertura da mountain bike ha mantenuto una struttura interna sostanzialmente immutata, quella del costruzione bias-ply, o diagonale, in cui gli strati di tessuto nylon vengono disposti a 45 gradi rispetto alla direzione di marcia, alternandosi in direzioni opposte per formare un reticolo incrociato. Mentre i telai evolvevano dall’acciaio al carbonio ad alto modulo, mentre le sospensioni passavano da semplici elastomeri a sofisticate valvole idrauliche con regolazione separata di alta e bassa velocità, la gomma — unico contatto reale con il terreno — restava strutturalmente conservatrice.
La svolta vera è arrivata tra il 2024 e il 2025, guidata da Schwalbe, con la comprensione che una costruzione radiale “pura” a 90 gradi sarebbe risultata troppo estrema per le condizioni di bassa pressione e inclinazione elevata del mountain biking, senza le cinture in acciaio tipiche delle gomme automobilistiche. Il risultato è stato un approccio ibrido: una carcassa a geometria radiale con angolatura molto ottusa, significativamente più ripida dei tradizionali 45 gradi ma non ancora verticale, capace di offrire stabilità laterale pur sbloccando i vantaggi di conformità e grip tipici dell’architettura radiale.
La fisica della carcassa radiale
Il cuore di tutto è la geometria delle fibre. A differenza delle gomme tradizionali bias-ply, dove i fili della carcassa si incrociano a 45 gradi, nelle gomme radiali i fili di rinforzo sono disposti perpendicolarmente alla direzione di marcia. Questo elimina il cosiddetto “effetto forbice”, la frizione interna che si genera quando gli strati incrociati si muovono l’uno contro l’altro durante la deformazione, dissipando energia in calore.



