Il cambio di paradigma
La vera innovazione nella MTB dopo l'introduzione della ruota da 29 pollici
Per oltre cent’anni, la copertura da mountain bike ha mantenuto una struttura interna sostanzialmente immutata, quella del costruzione bias-ply, o diagonale, in cui gli strati di tessuto nylon vengono disposti a 45 gradi rispetto alla direzione di marcia, alternandosi in direzioni opposte per formare un reticolo incrociato. Mentre i telai evolvevano dall’acciaio al carbonio ad alto modulo, mentre le sospensioni passavano da semplici elastomeri a sofisticate valvole idrauliche con regolazione separata di alta e bassa velocità, la gomma — unico contatto reale con il terreno — restava strutturalmente conservatrice.
La svolta vera è arrivata tra il 2024 e il 2025, guidata da Schwalbe, con la comprensione che una costruzione radiale “pura” a 90 gradi sarebbe risultata troppo estrema per le condizioni di bassa pressione e inclinazione elevata del mountain biking, senza le cinture in acciaio tipiche delle gomme automobilistiche. Il risultato è stato un approccio ibrido: una carcassa a geometria radiale con angolatura molto ottusa, significativamente più ripida dei tradizionali 45 gradi ma non ancora verticale, capace di offrire stabilità laterale pur sbloccando i vantaggi di conformità e grip tipici dell’architettura radiale.
La fisica della carcassa radiale
Il cuore di tutto è la geometria delle fibre. A differenza delle gomme tradizionali bias-ply, dove i fili della carcassa si incrociano a 45 gradi, nelle gomme radiali i fili di rinforzo sono disposti perpendicolarmente alla direzione di marcia. Questo elimina il cosiddetto “effetto forbice”, la frizione interna che si genera quando gli strati incrociati si muovono l’uno contro l’altro durante la deformazione, dissipando energia in calore.
Nelle gomme radiali Schwalbe, i fili della carcassa sono disposti a un angolo molto più ottuso rispetto alle coperture tradizionali. Grazie a questo angolo più aperto, la gomma può deformarsi in modo più selettivo: il materiale della carcassa si sovrappone per un tempo inferiore e con minore tensione, consentendo alla copertura di rispondere con maggiore flessibilità e adattabilità alle irregolarità del terreno senza sacrificare il fattore di sicurezza.
Il dato più citato da Schwalbe è quello relativo all’impronta a terra: le gomme radiali offrono circa il 30% di area di contatto in più rispetto alle coperture convenzionali alla stessa pressione d’aria. Anche se la pressione viene aumentata del 50%, l’area di contatto risulta ancora del 15% più grande. Questo significa che il ciclista può mantenere pressioni più elevate — proteggendo il cerchio e stabilizzando il fianco — senza rinunciare ai benefici di trazione di una gomma morbida e conformante.
Albert e Magic Mary Radial: due filosofie distinte
Schwalbe ha strutturato la propria gamma gravity alta attorno a due modelli radicalmente diversi nella filosofia progettuale.
Albert Radial: progettato per la carcassa
L’Albert è il primo pneumatico della gamma Schwalbe concepito dall’inizio specificamente per la costruzione radiale. Il suo profilo è visibilmente più rotondo rispetto alle gomme gravity tradizionali, con tasselli più ravvicinati. In una copertura bias-ply rigida, questa densità di tasselli ridurrebbe il grip nel terreno sciolto, ma la carcassa radiale consente una tale conformità alla superficie da compensare con la quantità di gomma a contatto con il suolo ciò che manca in profondità meccanica dei tasselli. L’Albert si posiziona come tuttofare d’eccellenza, con preferenza per condizioni secche, dure o loose-over-hard.
Magic Mary Radial: un classico elevato
La Magic Mary è tra le coperture intermediate/soft più celebrate del mountain biking moderno. Il disegno del battistrada rimane identico alla versione bias-ply, ma le prestazioni cambiano radicalmente: la migliorata stabilità della carcassa consente ai tasselli alti di seguire meglio le superfici dure senza piegarsi, mentre la maggiore conformità garantisce grip su radici bagnate e tratti fuori asse dove la versione tradizionale avrebbe deflesso.
Non è un segreto che i prototipi radiali di Magic Mary e Albert siano stati corsi per diverse stagioni con la denominazione “Dirty Dan”. Amaury Pierron ha ottenuto risultati devastanti a Les Gets — pista notoriamente scivolosa — proprio grazie alla capacità di queste coperture di garantire aderenza con pressioni più elevate, proteggendo il cerchio dalle ammaccature pur mantenendo la conformità necessaria in condizioni di fango. Schwalbe dichiara che le gomme radiali sono state sviluppate nel circuito di Coppa del Mondo, dove hanno portato gli atleti a un totale di 14 vittorie.
La sfida di Zleen: il “vero” radiale
Mentre Schwalbe utilizza un angolo di carcassa stimato tra i 75 e gli 80 gradi, l’azienda ceca Zleen si è presentata sul mercato con il modello Racerunner Radical, rivendicando un angolo di 88 gradi e la paternità del “primo vero pneumatico radiale” per bicicletta. Portando l’angolatura quasi alla verticalità, Zleen massimizza la docilità e i benefici in termini di resistenza al rotolamento — dichiarata in riduzione del 40% rispetto al bias-ply — a discapito di una stabilità laterale intrinseca quasi nulla, compensata da una costruzione specifica del battistrada. Il peso ridotto del Racerunner Radical, attorno ai 550 grammi, dimostra che la tecnologia radiale non è necessariamente pesante, aprendo la strada a un’adozione nel cross-country.
Pressioni d’esercizio: il cambiamento più delicato
La differenza operativa più critica per chi passa al radiale riguarda la gestione delle pressioni. La conformità della costruzione radiale significa che le coperture sono intrinsecamente meno rigide in curva, portando molti rider ad aumentare gradualmente le pressioni rispetto ai valori abituali con il bias-ply. Il consenso tra i tester è quello di incrementare di circa 2-5 psi rispetto alla propria configurazione precedente: chi usava 23 psi si troverà meglio a 27-28 psi. La finestra operativa è stretta: due psi di differenza possono compromettere significativamente il feeling — troppo bassa e la gomma traballa in curva, troppo alta e perde la sua capacità di assorbimento. L’utilizzo di un manometro digitale preciso diventa uno strumento indispensabile.
Il problema della compatibilità con i cerchi hookless
Il cambiamento nella struttura della carcassa introduce anche nuove considerazioni a livello dell’interfaccia gomma-cerchio. Nelle coperture bias-ply, la disposizione diagonale dei fili genera un effetto di “strizione” che tende a mantenere il tallone premuto contro la sede del cerchio sotto carico. Nelle coperture radiali, la pressione interna esercita una forza di espansione radiale più diretta, spingendo il tallone verso l’esterno e verso l’alto. Questo ha implicazioni significative per i cerchi hookless — quelli a spalla diritta senza uncino — che si affidano interamente alla tensione del tallone della gomma per prevenire il distacco accidentale. Schwalbe ha risposto con un tallone rinforzato ad altissima resistenza, ma i ciclisti che utilizzano cerchi hookless devono prestare attenzione scrupolosa ai limiti di pressione indicati.
Durabilità e integrazione con le sospensioni
La costruzione radiale è intrinsecamente meno rigida in supporto laterale, e il fianco più sottile che la caratterizza può preoccupare visivamente. Sul terreno, tuttavia, la resistenza alle forature da impatto (pinch flat) è buona, mentre il tallone d’Achille è la vulnerabilità a tagli laterali su terreni rocciosi e aggressivi: su quei fondi, la versione Gravity Pro della carcassa, più protetta, è da preferire nonostante il peso aggiuntivo.
L’adozione del radiale non è un semplice cambio di gomma: è una modifica al sistema sospensivo del mezzo. La copertura si comporta come una prima fase di assorbimento non smorzato per le vibrazioni ad alta frequenza (10-50 Hz) alle quali le forcelle non riescono a reagire per via dell’attrito dei raschiatori. Questo comporta spesso la necessità di accelerare leggermente il ritorno delle sospensioni, che con una gomma più capace di assorbire energia e rimbalzare meno violentemente rischiano altrimenti di risultare sovrasmorzate.
Il mercato e il futuro della tecnologia radiale
Il vantaggio del primo arrivato di Schwalbe ha già innescato reazioni dalla concorrenza. Maxxis, leader di mercato, è con ogni probabilità al lavoro su una risposta, forti dell’esperienza nelle proprie tecnologie SilkShield e Silkworm. Continental, con il recente rilancio della gamma gravity e la competenza consolidata nel radiale automobilistico e motociclistico, ha tutti gli strumenti per una risposta rapida con una versione radiale del Kryptotal o dell’Argotal. Anche Specialized è citata tra i marchi che stanno esplorando costruzioni radiali per la propria linea Soil Searching.
Schwalbe non vanta alcun brevetto sulla costruzione radiale, ma sostiene che ci vorrà tempo e test per consentire ad altri produttori di comprendere il funzionamento ottimale dell’angolatura della carcassa e gli svantaggi di rendere il battistrada troppo flessibile. Nei prossimi anni è però probabile che altri marchi adottino tecnologie simili, accelerate dal catalizzatore delle e-MTB — mezzi più pesanti che trasmettono coppia maggiore attraverso le gomme e che beneficiano in modo sproporzionato di carcasse con maggiore grip e capacità di assorbimento.
Non accade spesso che un prodotto superi le promesse del marketing del marchio, ma le gomme radiali Schwalbe ci sono riuscite. Potrebbe essere il più grande avanzamento nella tecnologia delle coperture dall’introduzione del tubeless e delle mescole morbide a lento rimbalzo. Per il ciclista, la rivoluzione radiale offre un’esperienza di guida più silenziosa, con grip superiore e controllo più preciso, a condizione di essere disposti a ricalibrare l’approccio alla pressione dei pneumatici.





