Curve Cycling CarboKev
Quando titanio e carbonio si fondono in una macchina da gara
Da Melbourne arriva l’ibrido più ambizioso del panorama gravel: telaio su misura, tecnologia di stampa 3D e un listino che lascia pochi dubbi sulla fascia di mercato a cui si rivolge
Il gravel è ormai da anni il terreno di sperimentazione più fertile del ciclismo contemporaneo, e Curve Cycling — il costruttore artigianale di Melbourne, Australia — ha deciso di alzare ulteriormente l’asticella con il lancio della CarboKev, una bicicletta che rappresenta il punto di sintesi più evoluto tra la manifattura in titanio, per cui il brand è storicamente noto, e la tecnologia del carbonio strutturale.
Presentata al pubblico per la prima volta al salone Bespoked di Dresda nell’ottobre 2024, la CarboKev non è stata però una semplice anteprima: il telaio esposto era già frutto di mesi di test estremi. Curve ha dichiarato che nessun altro telaio nella storia dell’azienda è stato sottoposto a un regime di prove così severo, inclusi i test presso il laboratorio EFBE in Taiwan attraverso il protocollo TRI-TEST®, standard di riferimento internazionale per la fatica strutturale dei telai da bicicletta.
La filosofia costruttiva: il materiale giusto nella zona giusta
Il principio progettuale della CarboKev è tanto semplice quanto efficace nella sua esecuzione: utilizzare ogni materiale nella zona del telaio in cui esprime al meglio le proprie caratteristiche meccaniche. Il tubo obliquo e i foderi inferiorisono realizzati in fibra di carbonio, costituendo quella che Curve definisce la “zona di rigidità”: è qui che si concentra il trasferimento della potenza e la precisione dello sterzo. Il tubo superiore e i foderi posteriori sono invece in titanio, formando la “zona di comfort”, dove la cedevolezza verticale assorbe le asperità del terreno e riduce l’affaticamento muscolare nel corso delle lunghe distanze.
Il risultato, secondo il costruttore, è un guadagno di 250 grammi rispetto alla Big Kev, la sorella interamente in titanio — un delta ottenuto non inseguendo la leggerezza a ogni costo, bensì privilegiando la rigidità torsionale complessiva del sistema.
I raccordi che uniscono i tubi in materiali diversi sono prodotti mediante stampa 3D in titanio, una tecnologia che consente di modulare con precisione chirurgica spessori di parete, profili e lunghezze di incollaggio in funzione delle sollecitazioni locali. Come ha spiegato Jimmy Rostlund, responsabile tecnico di Curve: ogni profilo dei raccordi, ogni spessore e ogni lunghezza di incollaggio è stato iterato per posizionare il materiale esattamente dove le tensioni lo richiedono.
La produzione: Melbourne, Nuova Zelanda e Cina in un unico telaio
La CarboKev è costruita interamente presso la sede di Curve a Abbotsford, Melbourne, da Jimmy Rostlund e Taylor Patrick. I tubi in carbonio provengono da un fornitore premium neozelandese, mentre i raccordi in titanio e i componenti derivati dalla stampa 3D sono realizzati da un partner di fiducia in Cina. L’allineamento, l’incollaggio e la finitura sono gestiti internamente, segnando quello che Curve descrive come un salto significativo nelle proprie capacità manifatturiere.
La verniciatura è affidata a Steve Varga, co-fondatore del brand, attraverso il suo laboratorio Candy Factory Paintworks. La finitura standard è la cosiddetta “Splatter Art”, uno schema a schizzi cromatici che si ispira dichiaratamente alla cultura delle sneaker anni Novanta. Ogni telaio è unico: nessuna CarboKev è identica a un’altra. Sono disponibili anche opzioni di verniciatura completamente personalizzata a costo aggiuntivo.
Geometria e dotazione tecnica
La CarboKev è progettata per le gomme moderne: la clearance arriva a 29 × 2.2” (56 mm), in linea con la tendenza più evidente del gravel racing contemporaneo verso sezioni sempre più generose. Il routing dei cavi è completamente interno, sfruttando il forcellone Race 415i abbinato al sistema Neo Plug per il passaggio nascosto del tubo freno.
Il manubrio adottato è il Curve Race Carbon Walmer da 40 cm, componente anch’esso di nuova generazione. La geometria è personalizzabile: pur esistendo sette taglie di riferimento nel chart ufficiale, il telaio può essere adattato alle misurazioni del fitting di ciascun acquirente, con possibilità di scegliere tra reggisella integrato (ISP) o il reggisella standard da 27,2 mm in carbonio con topper in titanio stampato 3D (0 o 20 mm di setback).
Il gruppo montato sulla versione completa è il SRAM Red E1 XPLR AXS a 13 velocità, con powermeter integrato nella pedivella Red E1 XPLR, cassetta 10-46 denti e freni a disco flat mount con rotori Paceline X da 160 mm. Le ruote sono le Curve G5T in carbonio, costruite su mozzo DT Swiss 180 con raggi Sapim CX-Ray e nipple Secure-lock in ottone. Le coperture di serie sono le Vittoria Terreno Dry 29 × 2.0”.
Disponibilità e prezzi
La CarboKev è disponibile in configurazione solo frameset, come pacchetto frameset con forcella, reggisella e manubrio, oppure nella versione completa descritta sopra. I tempi di attesa sono lunghi: Curve indica una lista d’attesa stimata tra i 10 e i 12 mesi a seconda della configurazione scelta.
Sul fronte economico, il solo frameset è quotato a 12.000 dollari australiani prima delle tasse, il pacchetto frameset a 12.727,27 AUD, mentre la bici completa con gruppo Red XPLR AXS arriva a 29.000 AUD comprensivi di GST (imposta australiana), equivalenti a circa 14.000 sterline o 19.000 dollari statunitensi. Per chi è abituato al mercato europeo, si tratta di una cifra che posiziona la CarboKev ai vertici assoluti dell’offerta gravel di fascia alta.
Considerazioni finali
La Curve Cycling CarboKev è un progetto che dichiara apertamente le proprie ambizioni: non è una bicicletta per tutti, né vuole esserlo. È il manifesto tecnico di un’azienda che ha scelto la complessità ingegneristica come terreno di espressione, unendo la tradizione artigianale della lavorazione del titanio alla precisione della stampa 3D e alle caratteristiche meccaniche della fibra di carbonio. Il risultato è una macchina da gara gravel in piccola serie, costruita a mano, certificata nei laboratori e firmata con una verniciatura che è essa stessa un’opera. Un progetto che, nella sua esclusività, fotografa con precisione la direzione verso cui si sta muovendo l’alta manifattura ciclistica.






