Due anni fa il primo Dura era arrivato quasi in punta di piedi, con un’autonomia che metteva in imbarazzo concorrenti ben più blasonati e un prezzo europeo di 289 euro che lo aveva reso in breve tempo uno dei riferimenti per chi affronta viaggi di più giorni in bikepacking. Coros presenta ora il suo successore, il Dura 2 Solar, e la direzione è chiara fin dal primo sguardo. Il marchio abbandona il posizionamento da outsider economico e porta il suo GPS da bici nella fascia alta del mercato, con materiali più nobili, uno schermo molto più grande, comandi vocali e una serie di funzioni di navigazione che mancavano al modello precedente. Il nuovo dispositivo sarà in vendita dal 3 novembre.
L’annuncio arriva a pochi giorni dal debutto del Garmin Edge 1060, anch’esso dotato di controllo vocale. Il segnale per il settore è evidente: interagire con il ciclocomputer senza staccare le mani dal manubrio sta diventando il nuovo terreno di confronto.
Carbonio, alluminio e uno spessore da record
Il cambiamento più visibile riguarda la scocca. Il corpo in polimero rinforzato del primo Dura lascia il posto a una cornice superiore in lega di alluminio abbinata a un dorso in carbonio intrecciato. La forma è decisamente insolita: nella parte alta il profilo misura appena 5,7 mm di spessore, per poi ingrossarsi verso il corpo principale in corrispondenza dell’attacco a un quarto di giro. Coros parla di vantaggi aerodinamici, ma è evidente che l’estetica ha avuto un peso rilevante nel progetto. Lo ha ammesso lo stesso amministratore delegato Lewis Wu, secondo cui per troppo tempo i ciclocomputer sono sembrati strumenti funzionali appoggiati su biciclette altrimenti bellissime.
Le dimensioni passano da 99,5 x 60,8 x 15,7 mm a 117 x 58 x 17 mm. Il dispositivo è dunque più lungo, leggermente più stretto e poco più spesso. Il peso dichiarato è di 99 grammi, mentre nelle prime prove indipendenti la bilancia ha indicato 100 grammi, valore di fatto allineato a quello del predecessore.
Uno schermo finalmente all’altezza
Era la critica più diffusa al primo Dura: un display da 2,7 pollici (circa 6,9 cm) incorniciato da bordi enormi. Il Dura 2 Solar sale a 3,5 pollici (circa 8,9 cm), sempre con tecnologia Sharp Memory-in-Pixel, scelta che privilegia leggibilità sotto il sole e consumi contenuti rispetto ai pannelli AMOLED. La risoluzione è di 336 x 620 pixel, con formato 17:9, densità di 201 pixel per pollice e una frequenza di aggiornamento di 38 Hz, che secondo Coros rappresenta il valore più alto per un display di questo tipo.
Il touchscreen, che il costruttore dichiara reattivo anche con dita bagnate o guanti, è affiancato da due tasti fisici laterali e da due pulsanti aptici posti sotto lo schermo. Sparisce invece la grande ghiera di scorrimento in stile orologio, uno degli elementi più apprezzati del modello originale. Chi lo ha già provato descrive un’interfaccia sensibilmente più veloce, con zoom a due dita e spostamento della mappa che si avvicinano finalmente all’esperienza di uno smartphone. La memoria interna è di 32 GB, sufficienti secondo Coros per circa 1.200 ore di registrazione, spazio che però va condiviso con le mappe scaricate.
Batteria e pannello solare, il nodo della posizione
Sul fronte dell’autonomia i numeri restano quelli che hanno fatto la fortuna del Dura: 120 ore con tutti i sistemi satellitari attivi e 70 ore in modalità doppia frequenza, senza contare l’apporto solare. Ogni ora di esposizione diretta restituirebbe fino a due ore di utilizzo, ma va precisato che il dato è misurato a 75.000 lux, cioè in condizioni di sole pieno e intenso. Con cielo coperto il guadagno sarà inevitabilmente molto inferiore.
Il pannello, dichiarato più grande del 17% ed efficiente il 25% in più, non si trova più sopra lo schermo ma sotto, dove condivide lo spazio con i pulsanti aptici. È proprio questa la scelta che solleva i dubbi maggiori. In posizione più arretrata, più vicina al ciclista e leggermente inclinata verso di lui, la superficie fotovoltaica rischia di finire in ombra più spesso. Uno dei primi tester ha segnalato di averlo notato già durante le uscite iniziali, in condizioni in cui il pannello del vecchio modello sarebbe stato colpito in pieno dal sole. Per un giudizio definitivo serviranno prove di lunga durata, ma i primi riscontri sui consumi sono incoraggianti: un’unità ricevuta con il 96% di carica è scesa al 72% dopo una settimana di uscite autunnali in Colorado, compreso un uso intenso al chiuso per configurazione e prove.
Navigazione, il vero salto in avanti
Per chi pedala su sterrato è questa la parte che conta di più. Il ricalcolo del percorso funziona anche offline, ma passa dall’applicazione Coros sullo smartphone collegato via Bluetooth: è quindi necessario aver scaricato in anticipo le mappe della zona sia sul ciclocomputer sia sul telefono. In caso di uscita dalla traccia l’avviso scatta dopo circa 20 metri e il ricalcolo può essere automatico oppure lasciato alla scelta del ciclista.
Arriva anche il rilevamento delle salite senza percorso caricato, utile nelle uscite esplorative, a condizione che le mappe dell’area siano presenti in memoria. La cartografia appare più dettagliata, con nomi di strade e sentieri finalmente ben leggibili, e tra le opzioni compare una modalità ibrida che sovrappone le informazioni topografiche alla mappa di base. Completano il quadro il live tracking, il ritorno al punto di partenza, i waypoint personalizzati, le indicazioni svolta per svolta e gli avvisi meteo. La sincronizzazione delle tracce resta invariata e funziona con Strava, Komoot, Ride with GPS, TrainingPeaks, TrainerRoad e Zwift, oltre alla creazione dei percorsi direttamente nell’app Coros.
Voce, allarme e intelligenza artificiale
Il controllo vocale permette di avviare e chiudere un’attività, aprire la navigazione, cambiare pagina, impostare promemoria e allarmi, salvare punti di interesse sulla mappa e registrare note audio a fine uscita sulla fatica percepita. Le prime prove sul campo raccontano però di una funzione ancora acerba, con comandi non sempre interpretati correttamente su un software in versione beta.
Tra le novità minori ma pratiche figurano un campanello che si attiva con un doppio tocco sullo schermo, un allarme antifurto che suona se la bici viene spostata e invia una notifica al telefono entro la portata Bluetooth, i controlli per la musica e la possibilità di comandare alcune action cam Insta360. Il Dura 2 Solar comunica in Bluetooth, ANT+ e Wi-Fi, integra altimetro barometrico, accelerometro, giroscopio, bussola elettronica, sensore di temperatura, microfono e altoparlante, e dialoga con fasce cardio, misuratori di potenza, radar, luci, e-bike e trasmissioni elettroniche Shimano e SRAM, con il supporto Campagnolo annunciato entro la fine del 2026.
C’è poi un elemento che va oltre il ciclismo. Coros integra un gateway MCP nativo che consente di trasferire i dati delle uscite direttamente ad assistenti di intelligenza artificiale come Claude e ChatGPT, senza dover ricorrere a script sviluppati dalla comunità. Al momento nessun altro grande marchio di ciclocomputer offre una soluzione ufficiale di questo tipo. L’ecosistema Coros, infine, raccoglie anche i dati degli orologi del marchio, con variabilità cardiaca notturna, stime di recupero e carico di allenamento, il tutto senza abbonamento.
Prezzo, il vero punto di discussione
Il Dura 2 Solar costerà 429 sterline senza supporto e 479 sterline con il nuovo attacco in alluminio, che include anche un aggancio inferiore in stile GoPro per luci o videocamere. Negli Stati Uniti il listino è di 499 dollari, 549 con supporto, esattamente il doppio dei 249 dollari del primo Dura. Al momento della pubblicazione il prezzo per l’Italia non è stato ancora comunicato.
Il modello originale esce di produzione, anche se riceverà parte degli aggiornamenti firmware sviluppati per il nuovo arrivato. Ed è forse questo l’aspetto che fa più discutere: il Dura aveva dimostrato che si poteva offrire navigazione essenziale e un’autonomia straordinaria a una cifra accessibile, e quella proposta oggi scompare dal catalogo. Il nuovo Dura 2 Solar è più veloce, più leggibile e meglio dotato, con un prezzo ora allineato alla concorrenza di fascia alta. Per chi possiede il primo modello e ne è soddisfatto, i primi riscontri non suggeriscono un aggiornamento urgente. Per chi cerca un GPS con schermo ampio, mappe curate e batteria da viaggio di più giorni, la candidatura è seria, a patto di attendere le prove di lunga durata sul rendimento reale del pannello solare.
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