Clásica Jaén Paraíso Interior
Le strade bianche di Spagna
Benvenuti su gravelnews.it. Oggi scriviamo di una corsa che, nonostante la giovane età, si è già guadagnata il soprannome di “Strade Bianche di Spagna”: la Clásica Jaén Paraíso Interior.
Questa gara è un vero inno al territorio andaluso, snodandosi tra le città patrimonio UNESCO di Úbeda e Baeza.
Il percorso non è per i deboli di cuore: circa 170 chilometri con un dislivello positivo che sfiora i 2.600 metri. La vera anima della corsa sono però i “Caminos de Olivos”, i settori sterrati che attraversano gli infiniti uliveti della zona.
A differenza della polvere bianca toscana, qui il terreno è spesso più argilloso e tecnico, con circa 33 chilometri di off-road suddivisi in dieci settori che rendono la scelta degli pneumatici e la pressione di gonfiaggio un rompicapo per i meccanici.
Pidcock, la forza non basta se il tempismo non c’è
C’è un sottile confine tra l’essere il più forte nel gruppo e l’essere quello che alza il trofeo al cielo. Lunedì, tra gli uliveti andalusi, Tom Pidcock ha dimostrato di avere una gamba mostruosa, ma ha anche confermato che nel ciclismo moderno — e specialmente sullo sterrato — la gestione dei dettagli conta quanto i watt scaricati sui pedali.
Un déjà-vu che scotta
Per la stella della Q36.5, che qui correva su una Pinarello Dogma adattata ai sentieri, la gara è stata la fotocopia di quanto visto due giorni prima alla Vuelta a Murcia.
Se in quell’occasione era stato un gel preso nel momento sbagliato a fargli perdere il treno buono, a Jaén è stata una giacca. Mentre il gruppo si spezzava e la fuga decisiva prendeva il largo, Pidcock era impegnato a lottare con la zip e gli strati di abbigliamento indossati per contrastare il freddo della partenza.
Il risultato è stato spietato: Tim Wellens (UAE Team Emirates) è volato via in un’azione solitaria di 54 km, lasciando Tom a inseguire.
La rimonta nel “Mar de Olivos”
Ma Pidcock non è uno che si arrende, specialmente quando la strada si sporca. Sul settore di Mar de Olivos, a circa 50 km dalla conclusione, il britannico ha acceso i motori. Ha attaccato dal gruppo inseguitori, ha ricucito il gap con una progressione brutale e si è isolato nel finale con altri due corridori. La superiorità tattica della UAE Team Emirates è stata però schiacciante. Con Wellens ormai imprendibile davanti, Pidcock si è trovato a gestire la presenza di Jan Christen, compagno di squadra del belga, abile a giocare di rimessa e a innervosire l’inseguimento.
Il caos del podio e la squalifica
Il finale è stato amaro e caotico. Pidcock ha regolato lo sprint degli inseguitori chiudendo inizialmente terzo, ma la giuria ha dovuto rimescolare le carte dopo il traguardo. Jan Christen, che aveva tagliato la linea prima di lui, è stato squalificato per aver deviato la propria traiettoria durante la volata, causando la caduta di Maxim Van Gils (Red Bull-Bora-Hansgrohe). Questo ha promosso Pidcock al secondo gradino del podio e Van Gils al terzo. Un finale nervoso che riflette l’intensità di una classica che si conferma tra le più spettacolari del calendario.
Cosa portiamo a casa
In fin dei conti, la Clásica Jaén ci ha ricordato per l’ennesima volta perché amiamo questo sport: quando ci sono gare che strizzano l’occhio al gravel, le incognite e le variabili aumentano in modo esponenziale, trasformando ogni chilometro in una trappola o in un’opportunità. Non è solo una questione di watt o di preparazione atletica; entra in gioco la capacità di leggere il terreno, la scelta del materiale perfetto e, come ha imparato a sue spese Pidcock, una gestione impeccabile dei tempi morti.
Nello sterrato, un gel preso nel momento sbagliato o una mantellina che non si sfila velocemente possono pesare quanto una foratura o una caduta. È questa imprevedibilità a rendere il ciclismo moderno così elettrizzante: una sfida totale dove il corridore deve essere un po’ stradista, un po’ biker e un po’ stratega. Tom ha la gamba dei giorni migliori, ma Jaén ci insegna che sulla polvere la perfezione deve essere assoluta, perché il “fango” non perdona nessuno.



