Campioni Nazionali Ciclocross 2026
L'elenco di tutti i campioni nazionali...in attesa del mondiale!
🇮🇹 Focus Italia: Il dominio di Fontana e Casasola
I Campionati Italiani 2026 hanno confermato due nomi che sono ormai sinonimo di eccellenza off-road.
Sara Casasola (Elite Donne): Una cavalcata solitaria che non ha lasciato scampo alle avversarie. Sara è il prototipo dell’atleta moderna: solida su strada con la Fenix-Deceuninck (ha chiuso il Giro d’Italia 2025 al 15° posto) e fuoriclasse nel fango con la Crelan-Corendon. La sua capacità di sprigionare potenza su terreni pesanti deriva direttamente dal fondo accumulato nelle corse a tappe su strada.
Filippo Fontana (Elite Uomini): Il portacolori dei Carabinieri Cicli Olympia ha gestito la gara con una maturità tattica impressionante. Fontana è l’emblema del “biker totale”: Campione Italiano CX, ma con un DNA profondamente legato alla MTB XCO. La sua guida tecnica e la capacità di rilanciare la bici fuori dalle curve sono abilità affinate tra i single track della Coppa del Mondo di Mountain Bike.
Il segreto della multidisciplinarietà: perché oggi chi vince è un “atleta totale”
Fino a qualche anno fa, il ciclismo era compartimentato: chi correva su strada faceva solo quello, e i “fanghisti” erano considerati specialisti di nicchia. Oggi, guardando i nomi dei campioni nazionali che abbiamo appena elencato, appare chiaro che quel muro è crollato. La multidisciplinarietà non è più un esperimento, ma una precisa strategia vincente. Ma perché questo “mix” tra ciclocross, MTB e strada funziona così bene, specialmente nel mondo Gravel?
In primo luogo, c’è una questione di puro istinto e guida. Chi mangia pane e fango ogni domenica sviluppa un bike handling che un ciclista puramente stradista non potrà mai avere. Nelle gare gravel moderne, specialmente in eventi iconici ed estremi come la Unbound, la capacità di far scorrere la bici su sassi smossi o di gestire una sbandata a 40 km/h risparmia energie mentali e fisiche enormi. Mentre gli altri frenano o si irrigidiscono, chi viene dal cross o dalla MTB “danza” sugli ostacoli, trasformando un tratto critico in un vantaggio competitivo.
C’è poi il fattore motore. Il ciclocross è una disciplina brutale: si parte a tutta e si resta fuori soglia per un’ora. Questo allena il cuore a gestire picchi di acido lattico pazzeschi e a recuperare in pochi secondi. È esattamente quello che serve in una gara gravel quando bisogna affrontare uno strappo secco o rispondere a un attacco: quel “fuori giri” che per molti è un trauma, per atleti come Fontana o Casasola è la normale zona di comfort.
Infine, non possiamo ignorare l’evoluzione dei materiali. Siamo in un’era in cui i confini tecnologici sono diventati labili. Prendiamo l’esempio di Filippo Fontana: vederlo vincere con una Olympia Challenge — un telaio nato con un’anima gravel racing ma allestito per il ciclocross — ci dice che la distinzione tra le bici si sta assottigliando. Le geometrie si influenzano a vicenda: la stabilità del gravel incontra la reattività del cross, creando mezzi polivalenti che permettono agli atleti di saltare da una disciplina all’altra quasi senza accorgersene.
Oggi, essere un ciclista significa saper leggere il terreno, qualunque esso sia. E i campioni di oggi sono, prima di tutto, dei fenomenali interpreti delle due ruote a 360 gradi.
Curiosità Gravel: Molti di questi nomi li ritroveremo nelle start list delle UCI Gravel World Series 2026. La stagione è appena iniziata e il fango di gennaio è solo il preludio alla polvere delle grandi sfide estive.


