A Bentonville si chiude il Life Time Grand Prix. Sofia Gomez Villafañe conquista il quarto titolo in cinque anni, Keegan Swenson verso la conferma nonostante un guasto meccanico nelle prime fasi
Ultimo atto del Life Time Grand Prix sulle strade bianche dell’Arkansas nord-occidentale, con sconfinamento nel Missouri. La Big Sugar Classic di Bentonville, sesta e ultima prova della serie, ha consegnato due copioni opposti. Tra le donne ha deciso un attacco da lontano di Stella Hobbs, arrivata sola al traguardo. Tra gli uomini tutto si è risolto in un drag race finale tra nove corridori, vinto da Tobias Mørch Kongstad dopo una giornata passata quasi interamente all’attacco.
Gara femminile: Hobbs parte a 32 km dall’arrivo e non si volta più
Stella Hobbs (MAAP-ENVE) ha chiuso in 5:10:34 con 1’44” di margine sul gruppetto delle inseguitrici. Una vittoria costruita sulla salita della “power line”, la rampa sotto i tralicci dell’alta tensione dove ha preso il largo a circa 32 km dalla conclusione. Dietro, quattro atlete si sono giocate il resto del podio: Sofia Gomez Villafañe (Specialized Off-road) ha vinto lo sprint per il secondo posto davanti a Hayley Preen (ChemChamp Honeycomb), staccata di un solo secondo.
Il finale del gruppo inseguitore ha avuto una sua storia. Karolina Migoń (PAS Racing) è partita presto, prima dell’ultima curva a sinistra che immette nel rettilineo in salita, ma ha pagato lo sforzo ed è stata superata sulla linea da Kylee Hanel (Cervelo-Maxxis), quarta. Hanel, leader della classifica Under 23 della serie, è rimasta con le élite fino in fondo: un risultato che dovrebbe valerle il titolo di categoria.
La corsa si è accesa nella seconda metà. Dopo l’ultimo checkpoint il percorso propone una strada sconnessa con pendenze fino al 24%, affrontata con gambe già provate. Paige Onweller, Migoń e la stessa Gomez Villafañe hanno alzato il ritmo a più riprese, il gruppo si è sfilacciato poco alla volta e verso il secondo rifornimento è stata Hobbs a fare la differenza in testa.
«Quando sono uscita in vantaggio in cima alla power line ho pensato che forse poteva essere la volta buona», ha raccontato la vincitrice all’arrivo. «Poi mi sono subito ridimensionata. Ci sono due salite asfaltate prima del traguardo e non credevo di riuscire a superarle entrambe senza essere ripresa. Ci ho creduto davvero solo dopo le ultime curve. Questa è la mia gara preferita del calendario, anche se nella prima parte non ne ero così sicura: il gruppo era enorme, ho perso un po’ il filo e non sapevo bene dove stare. Nella seconda metà mi sono ricordata quanto amo correre qui».
Per Hobbs è un salto di qualità netto sullo stesso percorso: terza lo scorso anno nell’edizione accorciata dal maltempo, settima nel 2024 sulla distanza tradizionale. Alla vigilia era dodicesima nella classifica della serie e puntava al podio per entrare nella top 10, la soglia che dà accesso al montepremi di fine stagione di 350.000 dollari ripartito tra uomini e donne. I calcoli definitivi non erano ancora ufficiali al momento della chiusura.
Gomez Villafañe, che arrivava a Bentonville con 12 punti di vantaggio in classifica, ha ammesso di aver capito presto chi avesse le gambe migliori. «Arrivando al secondo rifornimento Stella spingeva fortissimo e mi sono detta che quella ragazza aveva la gamba per vincere. Speravo di scollinare la power line con lei e poi giocarmela, ma non siamo più riuscite a riprenderla. Giornata durissima e molto tattica, sono contenta della mia prova». Per l’argentina è il quarto successo nella classifica generale del Life Time Grand Prix negli ultimi cinque anni. Preen, terza al traguardo, consolida il secondo posto finale.
Il peso della serie sulla corsa si legge anche nei numeri: diciotto delle prime venti classificate erano atlete iscritte al Grand Prix.
Ordine d’arrivo élite donne (top 10)
Stella Hobbs (MAAP-ENVE) in 5:10:34
Sofia Gomez Villafañe (Specialized Off-road) a 1’44”
Hayley Preen (ChemChamp Honeycomb) a 1’45”
Kylee Hanel (Cervelo-Maxxis) a 1’47”
Karolina Migoń (PAS Racing) a 1’48”
Cecile Lejeune a 2’09”
Paige Onweller a 3’17”
Sarah Lange a 6’11”
Lauren De Crescenzo a 7’38”
Emma Langley a 10’37”
Gara maschile: Kongstad dalla fuga alla volata
Tobias Mørch Kongstad (PAS Racing) ha vinto in 4:36:02 una corsa che sembrava avergli già tolto tutto. Il danese, terzo quest’anno alla Unbound Gravel 200 e non coinvolto nella lotta per i punti del Grand Prix, è stato in fuga per gran parte dei 163 km del percorso, è stato ripreso sulla salita più dura di giornata e ha comunque trovato le energie per lanciare e vincere lo sprint. Alle sue spalle due uomini di classifica, Mārtiņš Blūms (Velo Express) e Cole Paton (Giant-RCC), con lo stesso tempo.
Quarto Cole Davis (SpeedStudio-Basso), anche lui fuori dai giochi della serie. Poi una fila di protagonisti del Grand Prix: Matt Wilson (Scott Sports USA) quinto, Drew Dillman sesto, Brendan Johnston (Giant) settimo e Andreas Seewald (Singer KTM Racing) ottavo. Nono, in coda al drappello, Henry Nelson (Lunchbox Racing), ex corridore universitario che aveva provato l’azione solitaria nel finale.
Lo sviluppo della corsa
La prima scossa l’hanno data Johnston e Wilson nei primi 20 km circa, ma a 129 km dal traguardo, sulla prima salita moderata che porta il gruppo oltre il confine con il Missouri, era tutto di nuovo compatto.
A 100 km dalla fine si è formata l’azione decisiva per l’economia della giornata: Kongstad, John Borstelmann (Ventum) e Hayden Christian (Trek Driftless-MAAP), con un minuto di vantaggio. Simon Pellaud (Cervelo-Assos-Maxxis) era rimasto attardato per un problema meccanico nei primi 30 km. Poco dopo anche Borstelmann si è dovuto fermare a bordo strada per un guasto, lasciando Kongstad e Christian a condurre.
Al checkpoint, a meno di 80 km dalla conclusione, i due avevano 1’13” su un gruppo di 39 corridori trainato da Cameron Jones (Scott Sports USA-RCC), vincitore della serie lo scorso anno e in cerca di un rientro nella top 10. Il leader della generale Keegan Swenson (Specialized Off-road) era invece 46°, a tre minuti e mezzo, dopo un guasto meccanico nelle prime fasi e un cambio ruota al rifornimento.
Completato il tratto più a nord, la coppia di testa ha imboccato verso sud una delle strade più rovinate del percorso, in direzione del secondo checkpoint presso la Rockford Grange di Washburn, Missouri, con appena 40 secondi di margine. A circa 43 km dall’arrivo dietro si è organizzato un drappello di otto corridori, Christian compreso, e il vantaggio ha cominciato a sciogliersi.
Il ricongiungimento è arrivato sulla salita con punte al 24%, scollinata a circa 37 km dal traguardo. A 32 km dalla fine Kongstad si è ritrovato in un gruppo con Christian, Seewald, Dillman, Blūms, Daxton Mock e Pellaud. A 50 secondi inseguivano Johnston, Davis, Ryker Brand, Nelson, Nathan Spratt e Wilson; altri 20 secondi più indietro Paton, Cobe Freeburn e Jones.
Rientrati in Arkansas sulle discese veloci, in testa sono rimasti in sei: Dillman, Blūms, Mock, Seewald, Kongstad e Pellaud. A 24 km dal traguardo il gruppo inseguitore pagava 32 secondi, ma nei chilometri successivi, sui doubletrack polverosi, le due formazioni si sono fuse.
A 13 km dalla conclusione Nelson ha tentato l’attacco solitario, superando i partecipanti della distanza da 80 km e portando l’azione fin sull’asfalto e sulla salita che riconduce al centro di Bentonville. Gli inseguitori non si sono scomposti, visto che l’ex studente della University of Arkansas non era in corsa per la classifica. A 3 km, all’altezza del Crystal Bridges Museum of American Art, Nelson ha capito che i favoriti erano ormai a contatto. Nell’ultimo chilometro e mezzo è stato riassorbito e la corsa si è decisa in volata.
Le voci dal traguardo
«Ho solo fatto del mio meglio nello sprint, e a volte il tuo meglio basta», ha detto Kongstad, che a fine gara non pensava minimamente alla classifica della serie. «Sono fortunato che gli avversari mi lascino ancora andare in fuga. Mi hanno ripreso ai piedi di una salita ripidissima e non è stato il momento migliore, ma avevo gestito lo sforzo e non ero completamente cotto. Da lì ho giocato d’astuzia: ho detto agli altri che ero in fuga da tutto il giorno e non potevo tirare. Per fortuna li ho convinti. A volte basta giocare bene le proprie carte».
Blūms, miglior uomo del Grand Prix sul traguardo, ha vissuto una giornata in rimonta. «Ho sbagliato strada e sono dovuto tornare indietro. Ero con Pellaud, che aveva forato, molto dietro il gruppo principale, e non avevamo idea di cosa succedesse davanti. Siamo rientrati poco prima del primo rifornimento bruciando parecchie energie. Poi ho cercato di recuperare, a un certo punto ho sofferto molto, ma ho trovato il ritmo. Ho provato ad attaccare un paio di volte prima dell’arrivo, ma c’era sempre qualcuno pronto a chiudere. Nelle ultime curve ero davanti, ho preso un paio di ruote e mi sono fatto strada fino al secondo posto».
Swenson ha concluso 24° a 3’41”. Un risultato che, secondo le prime proiezioni, dovrebbe comunque bastargli per conservare il titolo della serie, in attesa delle classifiche ufficiali.
Ordine d’arrivo élite uomini (top 10)
Tobias Mørch Kongstad (PAS Racing) in 4:36:02
Mārtiņš Blūms (Velo Express) s.t.
Cole Paton (Giant-RCC) s.t.
Cole Davis (SpeedStudio-Basso) s.t.
Matthew Wilson (Scott Sports USA) s.t.
Drew Dillman a 1”
Brendan Johnston (Giant) a 1”
Andreas Seewald (Singer KTM Racing) a 3”
Henry Nelson (Lunchbox Racing) a 5”
Daxton Mock a 53”
Ci vediamo sugli sterrati.
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