Pochi giorni fa, nel video sull’intelligenza artificiale nel ciclismo pubblicato sul nostro canale YouTube, ci eravamo chiesti quanto ci sia di concreto dietro gli annunci delle squadre WorldTour che hanno legato il proprio nome a società tecnologiche. Uno dei casi citati era quello di Netcompany Ineos, che in primavera ha firmato con il gruppo danese un accordo quinquennale. Una prima risposta arriva adesso, e riguarda l’aerodinamica. La formazione britannica utilizzerà dalla stagione 2027 la piattaforma AiRO, che ha appena presentato Vayu, un modello di intelligenza artificiale in grado di stimare la resistenza aerodinamica di un corridore quasi in tempo reale durante una seduta di bike fitting.
Da sei minuti a una frazione di secondo
AiRO è una società con sede nello Utah, nata dalla collaborazione tra l’ingegnere del software Konstantin Usachev e l’aerodinamico Ingmar Jungnickel, per anni responsabile della galleria del vento e del reparto Racing Development di Specialized. La piattaforma è sul mercato dall’estate del 2025 e funziona attraverso un gemello digitale del ciclista, ricostruito in tre dimensioni a partire da fotografie e da alcuni dati antropometrici. Su quel modello vengono simulati la posizione in sella e il casco, per ottenere il CdA, il coefficiente che riassume la resistenza aerodinamica di bici e corridore.
Fino a oggi ogni variazione di posizione richiedeva una simulazione di fluidodinamica computazionale separata, con un’attesa di circa sei minuti per ottenere il risultato. In una seduta di due ore questo significava poter valutare un numero limitato di ipotesi. Vayu interviene proprio su questo collo di bottiglia. Secondo l’azienda il nuovo modello è circa 12.000 volte più rapido per ogni singola valutazione aerodinamica, e alcune modifiche interattive della posizione si aggiornano in appena 0,2 millisecondi. Il biomeccanico sposta il corridore e vede subito l’effetto sulla resistenza.
Il modello è stato addestrato su oltre 30.000 simulazioni CFD, di cui circa 6.900 derivano da casi reali di clienti raccolti da più di 130 fitter certificati AiRO in 26 Paesi. Alla base resta un impianto di simulazione tradizionale, che l’azienda dichiara validato in galleria del vento e fondato su modelli di turbolenza di uso comune nella ricerca accademica.
Caschi, spalle e gomiti: centinaia di combinazioni
Durante la presentazione alla stampa internazionale Jungnickel ha illustrato alcune funzioni ancora in fase di sviluppo. La prima permette di confrontare più di venti caschi sullo stesso gemello digitale, ciascuno valutato con diverse inclinazioni della testa. Poiché i caschi sono già scansionati e inseriti nella piattaforma, il sistema potrebbe arrivare a replicare l’equivalente di oltre 400 prove in galleria del vento. La seconda consente di analizzare più di cento piccole modifiche alla posizione, dalla larghezza dei gomiti all’altezza delle spalle fino alla postura del capo, ordinandole in base al guadagno aerodinamico potenziale.
Per una squadra WorldTour il vantaggio è evidente. Lo staff tecnico può lavorare sui modelli digitali dei corridori senza averli fisicamente a disposizione per ogni fase del processo, e può estendere i test all’intera rosa. Lo stesso Jungnickel ha sottolineato come le posizioni su bici da strada siano più difficili da testare in modo ripetibile, in galleria o in velodromo, rispetto a quelle da cronometro.
Cosa cambia per chi pedala in gravel
L’aspetto più interessante per i nostri lettori è che la piattaforma non è riservata ai professionisti né alla cronometro. AiRO copre strada, gravel, mountain bike e prove contro il tempo, ed è accessibile a qualsiasi ciclista attraverso la rete di fitter certificati. L’azienda indica un costo nell’ordine di qualche centinaio di dollari per sessione e dichiara un risparmio medio di 26 watt per singolo fit, un dato che va preso per quello che è, cioè una cifra fornita dal produttore e calcolata su una clientela con ogni probabilità già orientata alla prestazione.
Nel gravel agonistico, dove le gare più veloci si corrono a medie che superano spesso i 30 km/h su lunghe distanze, la posizione conta più di quanto si tenda a pensare. La scelta tra impugnatura sulle leve e presa bassa, la larghezza di un manubrio con flare accentuato, l’altezza del busto nelle lunghe tirate di gruppo sono variabili che fino a ieri si valutavano a sensazione o con test su strada difficili da ripetere.
C’è però un limite che va chiarito. Il tempo reale di cui parla AiRO riguarda la rapidità della previsione durante la seduta di fitting, non una misurazione continua della resistenza mentre si pedala all’aperto. Il software indica quale posizione offre meno resistenza, ma non dice se il corridore sarà in grado di mantenerla per sei ore su sterrato, con le vibrazioni, i cambi di ritmo e la fatica che ne derivano. Non a caso l’azienda ha scelto di distribuire la tecnologia soltanto tramite fitter formati e certificati, dichiarando apertamente che AiRO non è una soluzione di bike fitting completa. Il lavoro sul comfort, sulla biomeccanica e sulla sostenibilità della posizione resta nelle mani del professionista.
L’AI che lavora sui dati, non al posto delle persone
Era la conclusione a cui eravamo arrivati anche nel video. L’intelligenza artificiale dà il meglio quando accelera un processo che già funziona e lascia all’esperienza umana le decisioni finali. Vayu non sostituisce la galleria del vento in senso stretto e non sostituisce il biomeccanico. Rende però accessibile a un amatore evoluto o a un gravellista con ambizioni agonistiche un tipo di analisi che fino a pochi anni fa era riservato a chi poteva permettersi una sessione in galleria. Resta da capire quanto rapidamente la rete di fitter certificati si estenderà in Europa e in Italia, ed è un aspetto che seguiremo da vicino.
Ci vediamo sugli sterrati.
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